
Negli ultimi anni il tema delle zecche in Italia è stato raccontato soprattutto guardando al Centro-Nord: dalle aree alpine e prealpine del Nord-Est fino a regioni come Liguria, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, dove studi e monitoraggi hanno documentato con crescente precisione la presenza di zecche e malattie. Nel Sud Italia, invece, i dati sono rimasti a lungo discontinui e poco aggiornati.
Una indagine condotta da Università di Messina, Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia e Centro olandese per il monitoraggio dei vettori contribuisce a colmare questa lacuna, offrendo un primo quadro strutturato sulla diffusione di zecche in Sicilia.
Un territorio favorevole alle zecche
La Sicilia, per caratteristiche ambientali e climatiche, rappresenta un habitat particolarmente adatto alla sopravvivenza delle zecche. Il clima mediterraneo — con estati calde e inverni miti — unito alla grande varietà di ambienti (montagne, boschi, aree rurali e costiere) crea le condizioni ideali alla loro proliferazione.
L’isola inoltre ospita numerose aree naturali protette, dove si è osservato un aumento significativo di ungulati selvatici come daini e cinghiali, che svolgono un ruolo chiave nel ciclo vitale e nella diffusione delle zecche.
Lo studio: 1200 zecche raccolte in quattro aree naturali
L’indagine ha previsto 39 campionamenti tra il 2024 e il 2025 in quattro siti naturali dell’isola: la Riserva di Ficuzza, il Parco delle Madonie (Madonie Alte e Madonie Basse), l’altopiano dell’Argimusco.
Sono stati raccolti complessivamente 1200 esemplari di zecca, appartenenti a cinque generi principali:
La specie più frequente è risultata essere Rhipicephalus bursa, tipica degli ambienti mediterranei.
Attività durante tutto l’anno
A differenza di quanto osservato in molte aree del Nord Italia, dove l’attività delle zecche è influenzata dall’andamento stagionale, in Sicilia il quadro appare più uniforme.
Le zecche sono state rinvenute in tutte le stagioni, con una presenza leggermente più alta in primavera-estate, ma senza differenze marcate. La rilevazione è coerente con il clima più mite, che consente cicli di attività più lunghi.
Il ruolo degli animali e degli uccelli migratori
La distribuzione delle zecche è strettamente legata agli ospiti disponibili. Lo studio evidenzia come la presenza di cinghiali e daini influenzi direttamente la varietà e l’abbondanza delle specie.
Un elemento di particolare rilievo è il ruolo della Sicilia come “ponte” ecologico nel Mediterraneo. Situata lungo le principali rotte migratorie tra Africa ed Europa, l’isola vede negli uccelli migratori un importante vettore di zecche su lunghe distanze, con conseguente introduzione e diffusione di nuove specie.
Tra queste, il genere Hyalomma, già osservato sporadicamente nello studio, è considerato di particolare interesse per la sua capacità di adattarsi a climi più caldi.
Rischi per la salute
La presenza di diversi generi di zecche implica anche un potenziale rischio sanitario.
Alcune specie possono trasmettere agenti patogeni responsabili di malattie come:
Anche se il rischio varia in base alle aree e alle condizioni locali, questi dati confermano l’importanza di considerare le zecche come un tema rilevante anche nella regione siciliana.
Un punto di partenza, non di arrivo
Lo studio rappresenta una base importante, ma evidenzia anche quanto resti ancora da approfondire. In particolare:
Cosa cambia per chi vive o frequenta la Sicilia
Il messaggio principale è chiaro: la presenza di zecche in Sicilia è reale e stabile, anche se finora poco documentata.
Chi frequenta ambienti naturali — escursionisti, cacciatori, allevatori, ma anche residenti e turisti — dovrebbe adottare le stesse precauzioni già raccomandate nelle regioni del Nord:
Nella mappa del rischio zecche, la Sicilia si conferma un territorio da osservare con crescente attenzione e da monitorare con continuità nei prossimi anni.
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