
La scoperta è frutto del progetto INF-ACT, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per mappare la diffusione dei vettori nel nostro Paese e rafforzare la preparazione contro nuove possibili epidemie.
Cosa sappiamo dei due virus
Il Jingmen virus è stato isolato per la prima volta nel 2010 nella provincia cinese di Hubei. In seguito è stato rilevato in diverse aree del mondo, inclusa l’Europa, spesso insieme ad altri agenti infettivi trasmessi dalle zecche. Negli esseri umani causa una serie di sintomi clinici da lievi a gravi, con comparsa improvvisa di febbre, mal di testa e malessere generale.
L’ Alongshan virus è stato identificato nel 2017, sempre in Cina, e successivamente segnalato in diversi Paesi europei. Come il Jingmen virus provoca una malattia febbrile acuta, in alcuni casi anche seria, ma senza conseguenze a lungo termine.
La diffusione in Italia
I due virus risultano presenti in diverse aree del nostro Paese, ma con distribuzioni differenti.
Nel Nord-Est prevale la diffusione dell’Alongshan virus, associato principalmente all’Ixodes ricinus, la comune zecca dei boschi. La presenza del virus sarà monitorata in modo sistematico per aumentare le conoscenze disponibili e raccogliere dati sull’evolversi della sua espansione.
Il Jingmen virus, invece, è associato a specie di zecca diverse dall’Ixodes ricinus ed ha una distribuzione più ampia, che interessa Sardegna, Centro e Sud Italia.
Gli esperti sottolineano che entrambi i virus potrebbero essere presenti sul territorio italiano da tempo: non si tratterebbe quindi di patogeni nuovi, ma di virus che la ricerca ha imparato a riconoscere solo recentemente.
I sintomi dell’Alongshan virus
L’infezione da Alongshan virus si manifesta generalmente con febbre alta e una sintomatologia simil-influenzale.
I sintomi più comuni sono:
· febbre
· cefalea moderata e persistente
· malessere generale e nausea
· tosse e fastidio alla gola
· linfonodi del collo ingrossati e doloranti.
In una percentuale compresa tra il 25% e il 40% dei casi può comparire anche un lieve danno epatico.
Attualmente non esistono cure specifiche e si ricorre a trattamenti antivirali convenzionali, solitamente risolutivi e in grado di sconfiggere l’infezione entro una decina di giorni.
L’importanza della diagnosi differenziale con la TBE
La diffusione dell’Alongshan virus nelle stesse aree in cui è presente il virus dell’encefalite da zecca (TBE) rende fondamentale una corretta diagnosi differenziale.
Mentre l’encefalite da zecca può provocare patologie anche gravi e conseguenze di lungo periodo, Alongshan causa generalmente una sindrome febbrile autolimitante.
Distinguere il patogeno responsabile di febbre improvvisa dopo un morso di zecca è quindi essenziale per la diagnosi, l’efficace gestione clinica dei pazienti e la sorveglianza sanitaria.
L’espansione della TBE in nuove aree italiane
Negli ultimi anni il virus dell’encefalite da zecca (TBE) sta mostrando una progressiva espansione in nuove aree del territorio italiano.
Oltre alle zone già note, come il Triveneto, la sua circolazione è segnalata anche nel Veronese e in alcune aree del Nord-Ovest.
Questo andamento rende ancora più importante mantenere alta l’attenzione diagnostica e rafforzare le attività di sorveglianza, soprattutto nei territori in cui la circolazione del virus è stata identificata più recentemente.
Il ruolo dell’ambiente, dei cambiamenti climatici e della globalizzazione
Fattori ambientali, aumento delle temperature e cambiamenti climatici favoriscono la proliferazione delle zecche e la loro espansione verso nuove aree geografiche, aumentando le probabilità di contatto con l’uomo.
Un ruolo importante è svolto anche da roditori e mammiferi selvatici: in qualità di serbatoi di diversi agenti patogeni possono influenzare l’intensità di zecche infette e la loro localizzazione in veri e propri “spot ecologici” difficili da individuare.
A questi fattori si aggiunge l’impatto della globalizzazione: i commerci internazionali e il traffico aereo facilitano lo spostamento accidentale di zecche e microrganismi infettivi su lunghe distanze. Anche gli uccelli migratori contribuiscono in modo significativo a tale diffusione, trasportando zecche infette tra continenti e favorendo l’introduzione di virus in aree geografiche anche molto lontane da quelle di origine.
L’importanza della ricerca e della prevenzione
In Italia, Università e Istituti zooprofilattici sono impegnati nel monitoraggio dei virus trasmessi da zecche. L’obiettivo è intercettare i virus quando iniziano a circolare a livello ambientale (nei vettori e negli ospiti naturali) prima ancora che il superamento di una certa densità ecologica provochi casi umani.
In questo ambito, sotto osservazione speciale, c’è anche il virus della febbre emorragica di Crimea-Congo, di cui si sospetta una circolazione, seppur molto limitata, in Italia.
L’obiettivo è individuare precocemente eventuali rischi, per migliorare la prevenzione e tutelare la salute pubblica.
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