
Un monitoraggio scientifico condotto dall’Università di Bologna e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Emilia-Romagna offre un quadro puntuale sulla presenza di zecche e sulla circolazione della Borrelia burgdorferi, il batterio responsabile della malattia di Lyme, nel territorio bolognese.
Lo studio fornisce per la prima volta una mappatura locale e stagionale che aiuta a comprendere dove e quando il rischio è maggiore, senza creare allarmismi ma promuovendo una corretta informazione.
Le aree oggetto di indagine
I ricercatori hanno monitorato 24 siti nel territorio di Bologna da febbraio a novembre 2024, analizzando un totale di 887 zecche. I campionamenti hanno interessato diversi ambienti, classificati in base al livello di “naturalità” e disturbo antropico: dagli orti scolastici e parchi pubblici urbani (aree ad alto disturbo) fino alle riserve naturali e zone boschive collinari (aree a minimo disturbo).
I risultati hanno rivelato che la stragrande maggioranza delle zecche raccolte appartiene alla specie Ixodes ricinus (91%), nota comunemente come zecca dei boschi.
Le densità più elevate, come prevedibile, hanno interessato le aree protette ricche di fauna selvatica. In particolare il Parco Storico di Montesole ha mostrato il valore più alto con 253 zecche per 100 m², seguito da altre aree verdi molto frequentate come:
– il Contrafforte Pliocenico: 66 zecche/100 m²,
– il Parco di Villa Ghigi: 64 zecche/100 m²,
– il Parco di Monte Paderno: 56 zecche/100 m²,
– il Parco dei Gessi: 46 zecche/100 m².
Zecche e stagionalità: quando prestare più attenzione
Le analisi molecolari hanno accertato la presenza del batterio Borrelia burgdorferi nel 10% delle ninfe (zecche allo stadio giovanile) e nell’8% degli esemplari adulti.
Sulla base di questi dati i ricercatori hanno sottolineato che il rischio di subire un morso di zecca non è uniforme durante l’anno, ma varia in modo significativo in relazione al ciclo vitale dei parassiti:
Le stagioni in cui il rischio di punture risulta più elevato sono la primavera e l’autunno, anche se non si possono escludere gli altri periodi dell’anno.
Non basta la diffusione, conta il comportamento
Per i ricercatori la presenza di zecche, anche in densità elevate, non implica automaticamente un alto numero di casi di malattia.
Il rischio, infatti, dipende anche da altri fattori:
Lo studio sottolinea che l’esposizione a possibili punture infettanti è fortemente influenzata dalle abitudini personali e dalle precauzioni messe in atto.
Un approccio “One Health”
I ricercatori segnalano inoltre l’importanza di un approccio integrato, che tenga conto dell’interazione tra:
La diffusione delle zecche e dei patogeni è infatti legata a dinamiche ecologiche complesse, come biodiversità, uso del suolo e condizioni climatiche.
Per questo motivo, le strategie più efficaci includono:
Informazione e consapevolezza: la chiave della prevenzione
La presenza di zecche nel territorio bolognese è un fenomeno naturale, legato agli ecosistemi locali. I dati disponibili aiutano a comprenderne meglio la distribuzione e i periodi di maggiore attività, offrendo strumenti utili per una frequentazione consapevole degli spazi verdi.
Informarsi è il primo passo per convivere in sicurezza con le zecche e ridurre i rischi per la salute, compreso il rischio di contrarre la malattia di Lyme.
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Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Panoramica_da_Villa_Ghigi_sul_centro_storico_di_Bologna.jpg