Far analizzare la zecca dopo una puntura è davvero utile?

La zecca rimossa dalla pelle può dirci se ci ammaleremo? La risposta arriva da uno studio condotto dall’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella (Verona) tra marzo 2024 e gennaio 2025.

Stando ai dati la corrispondenza tra i patogeni trovati nelle zecche e le reali infezioni sviluppate dai pazienti è di appena il 2,1%. Questo indica che il morso di una zecca infetta non si traduce automaticamente in malattia.

Lo studio

La ricerca ha seguito 93 pazienti (adulti e bambini dagli 8 anni in su) arrivati al pronto soccorso dell’ospedale di Negrar in seguito a una puntura di zecca. Oltre il 71% dei morsi è avvenuto in Veneto, il 13,2% in Trentino-Alto Adige, il 7,7% in Emilia-Romagna e il 4,4% in Lombardia. I casi rimanenti sono stati registrati in Friuli Venezia Giulia, Liguria e Toscana.

I ricercatori hanno adottato un doppio binario di analisi:

  • sulle zecche raccolte: hanno effettuato test molecolari per accertare la presenza di batteri, virus o altri agenti infettivi.
  • sui pazienti: hanno eseguito un monitoraggio della salute prolungato per diversi mesi (con controlli clinici e prelievi ematici fino a 12-18 settimane) per individuare eventuali infezioni.

I risultati: quante zecche erano infette?

Su un totale di 143 esemplari analizzati circa una zecca su tre (32,2%) è risultata positiva ad almeno un agente patogeno.

Tra i microorganismi rilevati con maggiore frequenza figurano:

  • Rickettsia spp. (15,1%)
  • Borrelia spp. (7,5%)
  • Ehrlichia spp. (7,5%)
  • Anaplasma phagocytophilum (5,4%)

Più rari Babesia spp. (2,2%) e virus dell’encefalite da zecca (TBEV, 1,1%).

Quanti pazienti si sono ammalati davvero?

Nonostante l’alta percentuale di zecche infette (32,2%), le infezioni umane sono state rare:

  1. Pazienti sintomatici: 16 partecipanti su 93 (17,2%) hanno manifestato disturbi generici, ma compatibili con una malattia trasmessa da zecche: febbre, stanchezza, cefalea e dolori articolari o muscolari.
  1. Infezioni confermate: La diagnosi clinica e di laboratorio è stata confermata solo in 4 persone (il 4,3% del campione complessivo). Nello specifico: due casi di malattia di Lyme, uno di SENLAT e uno di TBE.
  1. Soggetti asintomatici: Lo studio ha individuato anche 3 persone prive di sintomi ma con anticorpi anti Borrelia, sottoposte a terapia antibiotica. Gli autori ricordano tuttavia che le linee guida internazionali sconsigliano l’uso di antibiotici in assenza di segni clinici evidenti.

Perché testare la zecca ha un valore clinico limitato?

Il dato più significativo dello studio è la bassa concordanza, appena del 2,1%, tra i patogeni rilevati nella zecca e lo sviluppo effettivo di una malattia umana. In altre parole, trovare un agente infettivo nella zecca non significa che la persona si ammalerà.

Secondo gli autori, quindi, l’analisi della zecca ha un valore clinico limitato e il solo risultato del test non dovrebbe orientare le decisioni mediche o consigliare terapie a scopo preventivo.

Uno studio da interpretare con cautela

Gli stessi autori sottolineano alcuni limiti dell’indagine realizzata. Il numero dei partecipanti è relativamente contenuto e si riferisce esclusivamente ai dati raccolti nell’ospedale di Negrar tra marzo 2024 e gennaio 2025.

I risultati, quindi, vanno interpretati con cautela, in attesa di ulteriori prove e documentazioni.

Lo studio mette però in evidenza un elemento importante: i dati sulla presenza dei patogeni nelle zecche sono utili per conoscere la circolazione degli agenti infettivi nel territorio, ma forniscono informazioni limitate sulla loro effettiva trasmissione all’uomo.

Cosa fare dopo un morso di zecca?

Le indicazioni contenute nello studio invitano a non sottovalutare una puntura di zecca e confermano le raccomandazioni delle principali linee guida internazionali:

  • Rimuovere correttamente la zecca il prima possibile.
  • Mantenere la calma e rassicurare il paziente sul reale rischio di infezione.
  • Monitorare l’area della puntura e lo stato di salute generale per almeno 30-40 giorni.
  • Consultare il medico se compaiono sintomi, in particolare febbre o il tipico eritema migrante (una macchia rossa sulla pelle che si allarga gradualmente). In questo caso il sanitario prescriverà test mirati in base ai sintomi e le terapie più adeguate.

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