
Una sola zecca nella vita. E nemmeno me ne sono accorta
Comincia così la storia di Sandra, nome di fantasia scelto dal quotidiano Il Dolomiti, che il 7 settembre 2026 ha pubblicato la testimonianza di una lettrice, colpita da encefalite da zecche(TBE).
Sandra è sempre stata una persona attiva, abituata alle escursioni e alle attività all’aperto. Racconta di non aver mai avuto particolari problemi nei suoi viaggi e di non aver mai dato grande peso alle zecche e, di conseguenza, alla vaccinazione contro la TBE.
Poi, una puntura che non ha nemmeno notato.
La zecca si è staccata da sola e, non sapendo di essere stata punta, Sandra non ha avuto motivo di collegare l’episodio ai disturbi comparsi alcune settimane più tardi.
Dalla stanchezza al ricovero
I primi sintomi sono comparsi all’inizio di giugno: qualche linea di febbre e una forte stanchezza.
Sandra li ha inizialmente attribuiti al caldo e alle numerose attività svolte nei giorni precedenti. Per circa due settimane ha continuato a sentirsi debilitata e senza energie.
Poi la situazione è cambiata: la febbre è salita fino a 39,8 °C ed è rimasta alta per diversi giorni. Sono comparsi altri disturbi e si è reso necessario il ricovero in ospedale.
Durante la degenza sono sopraggiunte importanti difficoltà motorie. Sandra racconta che non riusciva più a muovere le gambe, aveva tremori alle mani, difficoltà a parlare e problemi nello svolgimento di attività quotidiane molto semplici, come usare il telefono.
La diagnosi non è arrivata immediatamente. Solo dopo ulteriori accertamenti i medici hanno individuato nella TBE la causa dei disturbi.
Quella che all’inizio sembrava una semplice stanchezza si è trasformata così in un lungo percorso di cura e riabilitazione.
Che cos’è la TBE?
La TBE (Tick-Borne Encephalitis) è un’infezione virale trasmessa principalmente dal morso di zecche infette.
È importante ricordare che subire un morso di zecca non significa automaticamente contrarre la TBE, perché il virus non è presente in tutte le zecche e la sua circolazione è solitamente circoscritta ad alcune aree.
Quando si verifica l’infezione, inoltre, il decorso può variare da persona a persona. In alcuni casi non provoca sintomi importanti e può risolversi spontaneamente. In altri può comparire una prima fase caratterizzata da febbre, mal di testa, stanchezza e dolori muscolari.
Nel 10-30% di questi casi può seguire una seconda fase, nella quale vengono interessati il sistema nervoso centrale e le funzioni neurologiche, con disturbi di diversa gravità. Possono comparire paralisi, febbre elevata, forte mal di testa, confusione mentale, problemi di coordinazione, tremori, debolezza.
L’incubazione della TBE è generalmente compresa tra alcuni giorni e alcune settimane dopo il morso di una zecca infetta.
Quando la prevenzione fa la differenza
Per la TBE non esiste una terapia specifica. Quando la malattia si manifesta, il trattamento è principalmente di supporto e viene stabilito dai medici in relazione alle condizioni del paziente.
La prevenzione diventa quindi fondamentale, anche in luoghi che fanno parte della vita quotidiana.
La storia di Sandra lo dimostra: la donna racconta di non essersi accorta della zecca e di non poter escludere che la puntura sia avvenuta nel giardino di casa. Le zecche, infatti, non sono una presenza esclusiva dei boschi. Possono trovarsi in diverse aree urbane con erba, vegetazione e presenza di animali.
Questo non significa rinunciare alle passeggiate, alle escursioni o alle attività all’aperto. Significa semplicemente adottare alcune buone abitudini.
Come proteggersi dalle zecche
Le pratiche da seguire sono poche e semplici:
Durante le attività all’aperto
Se si trova una zecca
Va rimossa correttamente e il prima possibile.
È utile annotare la data della rimozione. Nei giorni e nelle settimane successive è anche importante prestare attenzione al proprio stato di salute e rivolgersi al medico in caso di sintomi compatibili con un’infezione.
La tempestività della rimozione è particolarmente importante per ridurre il rischio di altre infezioni trasmesse dalle zecche, come la malattia di Lyme. Per la TBE, invece, la trasmissione del virus può avvenire rapidamente: la rimozione della zecca non può essere considerata una protezione sufficiente contro l’encefalite da zecche.
Il vaccino
A differenza della malattia di Lyme, per la TBE è disponibile un vaccino.
La vaccinazione rappresenta il principale strumento di prevenzione ed è particolarmente indicata per le persone che vivono o frequentano abitualmente aree in cui la malattia è presente, soprattutto in caso di attività che aumentano il possibile contatto con le zecche.
La vaccinazione va valutata in relazione alla zona di residenza o soggiorno, alle attività svolte e alle indicazioni delle autorità sanitarie.
È quindi opportuno informarsi presso il proprio medico o i servizi sanitari territoriali.
Una storia che invita alla consapevolezza
Oggi Sandra è tornata a camminare e ha ripreso alcune delle sue attività, ma racconta che il recupero è lento e la costringe ad affrontare con pazienza una quotidianità diversa da quella di prima.
È proprio questa esperienza ad averla spinta a parlare pubblicamente della TBE e a lanciare un messaggio: le zecche non vanno temute, ma prese sul serio e mai sottovalutate.
Una zecca può essere piccolissima, può passare facilmente inosservata e può trovarsi in ambienti molto vicini alla vita quotidiana. Per questo la prevenzione parte da gesti semplici: informarsi, proteggersi quando si frequentano aree a rischio, controllare il corpo dopo essere stati all’aperto, rimuovere correttamente le zecche e conoscere le possibilità offerte dalla vaccinazione contro la TBE.
La storia di Sandra ci ricorda, soprattutto, che la consapevolezza è il primo passo per prendersi cura della propria salute senza rinunciare al piacere di stare all’aria aperta e a contatto con la natura.
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