
L’eritema migrante, la caratteristica lesione cutanea che compare nelle prime fasi della malattia di Lyme, è il principale segno clinico dell’infezione in Europa. Lo conferma un’ampia ricerca del Centro Medico Universitario di Lubiana, pubblicata nel settembre 2026 sulla rivista Medical Sciences, che ha analizzato oltre 1.300 pazienti adulti, seguiti per cinque anni.
Lo studio affronta anche una domanda molto frequente tra medici e pazienti: dopo aver ricevuto una diagnosi di eritema migrante e aver iniziato la terapia antibiotica, è utile ripetere gli esami del sangue per verificare la comparsa o l’aumento degli anticorpi?
Quando la diagnosi è clinica
Le linee guida europee e internazionali indicano che l’eritema migrante tipico può essere diagnosticato clinicamente, senza la necessità di eseguire test di laboratorio nella fase iniziale della malattia.
Questo avviene perché gli anticorpi contro Borrelia burgdorferi, il batterio responsabile della malattia di Lyme, si formano lentamente e non sempre sono presenti nelle prime settimane d’infezione.
Nella pratica quotidiana, però, molti pazienti vengono sottoposti a controlli sierologici ripetuti, anche dopo l’inizio della terapia, per verificare l’eventuale comparsa di anticorpi IgM o IgG.
Oltre 1.300 pazienti seguiti per cinque anni
I ricercatori sloveni hanno monitorato per 5 anni, dal 2016 al 2020, 1.356 adulti con diagnosi clinica di eritema migrante, presso il Centro Medico Universitario di Lubiana. Ogni partecipante è stato sottoposto a un prelievo all’inizio del trattamento e a un secondo controllo circa due mesi dopo.
Un dato interessante emerso dall’indagine è che solo il 39% dei pazienti ricordava una puntura di zecca nel punto in cui era comparsa la lesione cutanea.
I ricercatori hanno quindi analizzato la presenza di anticorpi IgM e IgG contro Borrelia burgdorferi mediante test di laboratorio basati su antigeni ricombinanti. L’obiettivo era verificare quante persone risultavano positive all’inizio della malattia e, soprattutto, quante sviluppavano una nuova positività dopo l’inizio del trattamento antibiotico.
Anticorpi IgM e IgG: cosa indicano
Gli anticorpi rappresentano la risposta del sistema immunitario all’infezione trasmessa dalla zecca.
Si può immaginare il loro comportamento come una staffetta: le IgM intervengono per prime, mentre le IgG arrivano successivamente e mantengono nel tempo il “ricordo” del contatto con il batterio responsabile della malattia di Lyme.
Eritema migrante singolo o multiplo: cambia qualcosa?
L’indagine condotta in Slovenia evidenzia una distinzione tra eritema migrante singolo (una sola lesione) e multiplo (più lesioni):
Poche nuove positività nei controlli dopo la terapia
I risultati dello studio mostrano che la maggior parte dei pazienti mantiene una sierologia stabile nel tempo.
Le nuove sieroconversioni, cioè i casi in cui gli anticorpi non rilevabili al primo prelievo risultano positivi al controllo effettuato circa 60 giorni dopo, sono invece poco frequenti:
Nel complesso, questi risultati indicano che ripetere sistematicamente i test sierologici a distanza di due mesi dall’inizio della terapia fornisce limitate informazioni diagnostiche aggiuntive.
Un messaggio importante per la pratica clinica
Secondo gli autori dello studio, nei pazienti adulti europei con eritema migrante tipico, una volta posta la diagnosi clinica e iniziata la terapia antibiotica, ripetere di routine gli esami sierologici dopo circa due mesi ha generalmente uno scarso valore diagnostico ed èuna pratica non raccomandata per monitorare l’efficacia della terapia.
Lo studio conferma quindi un concetto già presente nelle linee guida: l’eritema migrante rimane il principale elemento per riconoscere precocemente la malattia di Lyme e avviare subito il trattamento, senza attendere la risposta degli esami di laboratorio.
I test sierologici possono essere utili in contesti specifici (sospetta malattia di Lyme, manifestazioni neurologiche o articolari, casi dubbi), ma non sono necessari per confermare un tipico eritema migrante.
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