
L’encefalite da zecche (TBE) è un’infezione virale emergente che sta espandendo la propria presenza geografica in Italia e in Europa.
A fotografarne epidemiologia, sintomi e strategie di prevenzione è un recente studio coordinato dall’Ospedale Universitario di Trieste (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano-Isontina – ASUGI), pubblicato sulla rivista scientifica Infezioni in medicina.
Cosa rivela lo studio
La ricerca evidenzia un aumento progressivo dell’incidenza della TBE negli ultimi tre decenni. Gli autori collegano questa tendenza a una combinazione di fattori ecologici, climatici e comportamentali, che favorisce la circolazione del virus e il contatto tra persone e zecche infette.
In Italia, la malattia era storicamente concentrata in Friuli-Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, aree vicine alle zone altamente endemiche dell’Europa centrale. Negli ultimi vent’anni, però, sono emersi importanti focolai in Veneto e nuovi focolai in Lombardia e Piemonte, con segnalazioni sporadiche anche nell’Italia centrale.
Come avviene la trasmissione
Il virus della TBE si trasmette principalmente con il morso di zecche infette.
Serbatoi naturali sono i piccoli mammiferi, in particolare roditori e insettivori: quando una zecca si nutre di un animale infetto, acquisisce il virus e può trasmetterlo con le punture successive.
Un aspetto importante riguarda i tempi: il contagio può avvenire entro pochi minuti o poche ore. È una differenza sostanziale rispetto ad altri patogeni trasmessi dalle zecche, come il batterio della malattia di Lyme, che richiede invece un’alimentazione prolungata.
Esiste anche una via di trasmissione alimentare, legata al consumo di latte non pastorizzato o di formaggi ottenuti da latte di capre, pecore o mucche infette.
Sintomi: attenzione alla fase silente
Gran parte delle infezioni è asintomatica. Quando la TBE si manifesta ha spesso un decorso in due fasi, con un intervallo privo di sintomi che può rendere difficile il sospetto diagnostico.
La prima fase dura in genere quattro o cinque giorni e comprende sintomi generici:
Possono comparire anche anomalie di laboratorio, come riduzione dei globuli bianchi e delle piastrine e alterazione dei parametri epatici.
Dopo una pausa di circa sette giorni, con un intervallo che può variare da 1 a 21 giorni, una percentuale di persone contagiate compresa tra il 20-50% sviluppa la seconda fase di malattia, con ritorno della febbre e coinvolgimento del sistema nervoso centrale.
Le complicazioni neurologiche
L’interessamento del sistema nervoso centrale può esprimersi con diverse manifestazioni cliniche.
Circa la metà dei pazienti sviluppa una meningite, con febbre, mal di testa, vomito, rigidità del collo e fotofobia.
Il 40% può presentare meningoencefalite, una forma più grave responsabile di varie alterazioni dei livelli di coscienza, dalla sonnolenza fino al coma. Possono inoltre comparire tremori, difficoltà di equilibrio, disturbi del linguaggio, dolori muscolari e contrazioni involontarie della lingua, un segno che secondo gli autori dello studio deve far sorgere il sospetto di TBE.
Le paralisi interessano circa il 10% dei pazienti nella fase acuta e possono insorgere in seguito al coinvolgimento del midollo spinale e dei nervi periferici.
L’encefalite da zecche può lasciare conseguenze all’incirca nella metà dei casi: stanchezza persistente e deficit motori sono tra i disturbi più frequenti e possono permanere anche per lungo periodo. Uno studio su 209 pazienti con TBE confermata collega un maggior rischio di complicanze neurologiche alla gravità dei sintomi della fase acuta e all’età avanzata.
Nessun farmaco specifico
Ad oggi non esiste una terapia antivirale approvata per la TBE. Il trattamento è di supporto e proporzionato alla gravità del quadro clinico; le forme neuroinvasive richiedono l’ospedalizzazione.
La diagnosi si basa sui sintomi e viene confermata attraverso test di laboratorio su sangue e liquido cerebrospinale.
Il vaccino: una difesa altamente efficace
La prevenzione più efficace è la vaccinazione. In Europa sono autorizzati due vaccini (FSME-IMMUN e Encepur) disponibili anche in formulazioni pediatriche per bambini a partire dal primo anno di età.
Il ciclo standard prevede tre dosi intramuscolari: la seconda dopo uno o tre mesi dalla prima e la terza dopo cinque o dodici mesi dalla seconda. Il ciclo andrebbe completato almeno una settimana prima di un’eventuale esposizione alle zecche: Per questo motivo l’avvio della vaccinazione è consigliato nel periodo autunnale.
Quando serve una protezione rapida sono previsti schemi accelerati.
Secondo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dell’Accademia Europea di Neurologia, la vaccinazione è raccomandata a tutte le persone di età pari o superiore a un anno che vivono in aree altamente endemiche, ovvero in aree con almeno cinque casi ogni 100.000 abitanti all’anno. Nelle zone a minore incidenza è indicata per lavoratori forestali, escursionisti e viaggiatori che svolgono attività all’aperto in aree a rischio.
Dal 2001 sono state somministrate in Europa oltre 75 milioni di dosi di vaccino anti-TBE. Gli eventi avversi più comuni — dolore nel punto dell’iniezione, mal di testa, stanchezza, dolori muscolari o febbre — sono in genere lievi e si risolvono spontaneamente, mentre le reazioni gravi sono estremamente rare.
Come proteggersi dalle zecche
Oltre al vaccino, gli esperti raccomandano misure di protezione personale:
Perché è importante informarsi
La TBE può provocare danni neurologici rilevanti. Conoscere le modalità di contagio, adottare le giuste precauzioni e valutare il ricorso alla vaccinazione sono passi decisivi per abbassare il rischio di ammalarsi.
I ricercatori di Trieste invitano inoltre a un approccio integrato, ispirato al principio One Health, che mette insieme salute umana, animale e ambientale. Sorveglianza, ricerca e comunicazione corretta restano strumenti essenziali per contrastare la diffusione della malattia.
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Immagine: Foto di archivio Pexels