Lyme in gravidanza: esiti simili con o senza infezione

Un ampio studio condotto negli Stati Uniti tra il 2015 e il 2024 ha analizzato la malattia di Lyme in gravidanza, confrontando gli esiti delle gravidanze colpite dall’infezione con quelli delle gravidanze senza Lyme. I risultati, pubblicati lo scorso 11 gennaio su Open Forum Infectious Diseases, mostrano che nella maggior parte dei casi gli esiti gestazionali sono simili.

Incidenza bassa della Lyme in gravidanza

La ricerca ha esaminato oltre 1 milione e 200mila gravidanze, individuando un numero limitato di casi di malattia di Lyme gestazionale.

L’incidenza media è risultata pari a 18,1 casi ogni 100.000 gravidanze, con valori significativamente più elevati nelle donne residenti in aree ad alta diffusione della malattia.

Confronto degli esiti avversi

Dal confronto tra gravidanze con e senza malattia di Lyme emerge che la maggior parte degli esiti è sostanzialmente sovrapponibile.

In particolare non sono state osservate differenze significative per:

Aborto spontaneo: 11% nel gruppo Lyme, 13% nel gruppo non Lyme.

Distacco della placenta: 0% nel gruppo Lyme, 1% del gruppo non Lyme

Parto pretermine: 7% nel gruppo Lyme, 8% del gruppo non Lyme.

Rottura prematura delle acque (PROM): 9% nel gruppo Lyme, 11% del gruppo non Lyme.

Pre-eclampsia/Eclampsia (grave forma di gestosi): 5% nel gruppo Lyme, 6% del gruppo non Lyme.

Morte fetale: 0% nel gruppo Lyme, <1% del gruppo non Lyme.

I dati suggeriscono che, nella maggior parte dei casi, la malattia di Lyme non modifica l’andamento e l’esito della gravidanza.

Le differenze osservate

Lo studio segnala tuttavia una maggiore frequenza di restrizione della crescita fetale intrauterina nelle gravidanze con malattia di Lyme (19%) rispetto a quelle senza infezione (10%). Si tratta di un dato che merita attenzione clinica, pur inserendosi in un quadro generale di esiti similari tra i due gruppi.

Curiosamente lo studio evidenzia un tasso di parti cesarei leggermente inferiore nelle donne con Lyme (25%) rispetto al gruppo non Lyme (28%).

Prevenzione sempre centrale

Gli autori della ricerca sottolineano che, nonostante i risultati rassicuranti, la prevenzione resta fondamentale, soprattutto per le donne in gravidanza che vivono o si spostano in zone a rischio.

Proteggersi dalle punture di zecca, controllare accuratamente la pelle dopo le attività all’aperto e rivolgersi tempestivamente al medico in caso di morso di zecca (o di un morso sospetto) sono comportamenti essenziali per ridurre il rischio di infezione.

Ridimensionare i timori senza trascurare i comportamenti corretti

Lo studio contribuisce a ridimensionare preoccupazioni diffuse, mostrando che la malattia di Lyme in gravidanza, nella maggior parte dei casi, presenta esiti simili alle gravidanze senza infezione.

I ricercatori tuttavia invitano le donne in gravidanza che risiedono o viaggiano in regioni endemiche a dare priorità alle misure di prevenzione.

Per approfondire clicca qui

Focus On