
Un recente approfondimento, pubblicato su Nature Medicine, descrive i principali filoni dell’attuale ricerca scientifica e indica tre priorità:
L’avanzata dei casi in Europa e negli Stati Uniti
Secondo le stime (per difetto), ogni anno si registrano oltre 200.000 casi di Lyme in Europa e più di 400.000 negli Stati Uniti. Un aumento costante, strettamente legato alla proliferazione delle zecche Ixodes, principali vettori della malattia.
In Europa l’infezione è trasmessa dalle comuni zecche dei boschi (Ixodes ricinus). Un tempo confinate agli ambienti boschivi e rurali, sono ora sempre più presenti:
Il risultato è una diffusa esposizione ai morsi di zecca e alla possibile trasmissione di agenti infettivi.
Diagnosi precoce: perché è fondamentale
Quando la malattia di Lyme è riconosciuta in fase iniziale può essere trattata con successo tramite antibiotici.
Tuttavia, la diagnosi non è sempre agevole. In assenza del tipico eritema migrante i sintomi iniziali possono risultare poco specifici ed essere scambiati per altre malattie, aumentando il rischio di ritardi diagnostici e terapeutici.
Un’eventualità dalle conseguenze importanti: la Lyme può evolvere e causare disturbi neurologici, cardiaci e articolari, con un impatto significativo sulla qualità della vita.
Malattia di Lyme post-trattamento (PTLD)
Anche dopo la terapia antibiotica, una percentuale di pazienti, stimata intorno al 14%, continua a manifestare sintomi persistenti. Questa condizione è nota come malattia di Lyme post-trattamento (PTLD) ed è caratterizzata da stanchezza cronica, dolori muscolari diffusi e difficoltà cognitive.
Per il trattamento di questi sintomi persistenti la Johns Hopkins University sta testando l’efficacia della tetraciclina, un antibiotico che vanta anche proprietà antinfiammatorie. I primi risultati dello studio sul monitoraggio del farmaco sono attesi nel 2026.
Nuove terapie
La ricerca scientifica si sta orientando anche verso terapie più mirate contro la Borrelia, agente della malattia di Lyme. Studi recenti suggeriscono che frammenti della parete cellulare del batterio possano persistere nei tessuti anche dopo l’infezione acuta, alimentando un’infiammazione cronica.
Sul fronte dei farmaci, la ricerca punta sulla Piperacillina, che nei modelli animali ha mostrato un’elevata efficacia contro la Borrelia. I ricercatori stanno lavorando per svilupparne una formulazione orale, che potrebbe facilitarne l’impiego su vasta scala e stanno anche esplorando un’idea interessante: l’utilizzo di una singola iniezione dopo una puntura di zecca per eliminare il battere ed evitare la malattia.
Prevenzione: farmaci e vaccini
Accanto alle cure, la prevenzione rimane l’arma più efficace contro la malattia di Lyme.
Tra le novità più interessanti c’è TP-05, un farmaco orale progettato per uccidere le zecche prima che possano trasmettere l’infezione. Nei primi test clinici ha dimostrato una mortalità delle zecche fino al 97% entro 24 ore, riducendo drasticamente il rischio di contagio.
Un ruolo chiave potrebbe essere svolto anche dai vaccini.
Il vaccino sperimentale VLA15, sviluppato da Pfizer e Valneva e attualmente in fase 3 di sperimentazione (l’ultima fase sperimentale sull’uomo) è progettato per bloccare la trasmissione del batterio direttamente nella zecca e prevenire l’infezione alla fonte. I risultati definitivi dello studio sono previsti entro il 2026 .
Un approccio integrato contro la malattia di Lyme
Il mondo della ricerca segnala chiaramente che non esiste una soluzione unica alla malattia di Lyme.
Il futuro passa da un approccio integrato che comprende:
In questo contesto un ruolo chiave è affidato anche all’informazione: conoscere gli effetti del morso di zecca ed essere consapevoli delle conseguenze resta il primo e fondamentale passo per proteggere la salute.
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