Malattia di Lyme e Alzheimer: esiste un legame?

Uno studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista Molecular Neurobiology avanza l’ipotesi di un possibile legame tra la malattia di Lyme, causata dal batterio Borrelia burgdorferi e il morbo di Alzheimer, indicando la neuroborreliosi come potenziale fattore scatenante dell’Alzheimer.

Le conclusioni sono caute: non c’è una prova di causalità, ma esistono evidenze che rendono il collegamento plausibile.

Cosa succede quando la malattia di Lyme interessa il cervello

Se la malattia di Lyme non viene trattata in fase iniziale può evolvere e colpire il sistema nervoso centrale, causando la neuroborreliosi di Lyme.

Lo studio evidenzia in particolare il collegamento tra neuroborreliosi, infiammazione persistente e conseguenze (neurologiche) a lungo termine, determinate da:

  • Biofilm batterici: la Borrelia può formare biofilm, una sorta di “pellicola” protettiva che le consente di ostacolare l’azione del sistema immunitario, resistere agli antibiotici e mantenere viva l’infiammazione nel tempo.
  • Attivazione della Microglia: la formazione di biofilm attiva le cellule immunitarie del cervello (microglia), che rilasciano continuamente proteine pro-infiammatorie (come IL-6 e IL-8).
  • Danno Neuronale: questo ambiente infiammatorio danneggia i neuroni direttamente e altera anche importanti segnali neuroprotettivi, creando un terreno fertile per la neurodegenerazione.

Le alterazioni tipiche dell’Alzheimer

Le cause esatte dell’Alzheimer non sono conosciute, ma sembrano legate all’alterazione del metabolismo di una proteina (la proteina precursore della beta amiloide, detta APP) che, per ragioni ancora da chiarire, porta alla formazionedi:

  1. accumuli di una sostanza neurotossica, la beta-amiloide
  2. disfunzioni di una proteina fondamentale per il funzionamento dei neuroni: la proteina tau.

Entrambi i processi causano la morte progressiva dei neuroni, con conseguente declino cognitivo.

I collegamenti tra Lyme e Alzheimer

Lo studio mostra che l’infezione da Borrelia può:

  • favorire la produzione e l’accumulo di beta-amiloide
  • aumentare le disfunzioni della proteina tau
  • alterare la proteina precursore dell’amiloide (APP).

Nonostante queste scoperte gli autori restano cauti nel collegare la malattia di Lyme ad un possibile maggiore rischio di demenza dovuta all’Alzheimer.

Cosa rivelano le evidenze cliniche

A suggerire cautela sono anche le contrastanti evidenze cliniche disponibili.

Se da un lato alcuni studi post-mortem attestano l’avvenuto ritrovamento del DNA di Borrelia nel cervello di pazienti con Alzheimer, dall’altro vi sono studi che affermano il contrario.

In entrambi i casi le analisi si riferiscono a pochi casi selezionati che non consentono né di stabilire, né di escludere una relazione causale tra malattia di Lyme e morbo di Alzheimer.

Cosa conclude lo studio

Gli autori rimarcano che la malattia di Lyme può innescare infiammazione persistente nel cervello e attivare meccanismi simili a quelli dell’Alzheimer.

Ritengono quindi biologicamente plausibile considerare l’infezione da Borrelia un fattore scatenante o un acceleratore di declino cognitivo in persone predisposte.

Sottolineano l’importanza di studi a lungo termine su grandi gruppi di pazienti per indagare se esiste un rapporto di causa-effetto tra Lyme e Alzheimer.

Perché questa informazione è importante

Assieme alle prove, anche se non definitive, lo studio rilancia un messaggio pratico molto chiaro. Occorre:

  • prevenire i morsi di zecca
  • diagnosticare precocemente la malattia di Lyme
  • trattare tempestivamente l’infezione

così da ridurre il rischio di complicanze neurologiche a lungo termine, potenzialmente foriere gravi disabilità.

Per approfondire clicca qui

Focus On