Morsi di zecca: le 28 attività a maggior rischio

Venticinque esperti europei hanno identificato le attività che espongono a un maggior rischio di morsi di zecca e alla trasmissione di malattie come l’encefalite da zecca (TBE) e la borreliosi di Lyme. Due infezioni potenzialmente serie e molto insidiose per quanti frequentano le aree forestali (boschi, parchi naturali, riserve) a scopo professionale o ricreativo.

Le 28 attività più rischiose

Lo studio, coordinato dall’Agenzia francese per la salute e la sicurezza alimentare, ambientale e del lavoro, ha composto una Tabella con le 28 attività a più alto rischio di punture di zecca:

 AttivitàTipologia
01Attività scientifiche e di ricerca in ambienti naturaliProfessionale
02Gestioni forestali e industria del legnoProfessionale
03Protezione e monitoraggio dei boschiProfessionale
04Trekking e passeggiate greenRicreativa
05EscursioniRicreativa
06Pratiche di camminata nordicaRicreativa
07Corse in zona boscosaRicreativa
08Corse su sentiero (Trail running)Ricreativa
09Discipline sportive come l’OrienteeringRicreativa
10Fitness nei boschiRicreativa
11Raccolta di bacche, frutta ed erbe spontaneeRicreativa
12Raccolta di funghiRicreativa
13Mountain bikeRicreativa
14CicloturismoRicreativa
15EquitazioneRicreativa
16Motociclismo fuoristradaRicreativa
17QuadRicreativa
18Arrampicata sugli alberi (Tree-climbing)Ricreativa
19Arrampicata su parete rocciosaRicreativa
20Attività a contatto con la naturaRicreativa
21Terapia forestaleRicreativa
22Pesca in fiumi e corsi d’acqua dolceRicreativa
23Sosta sull’erbaRicreativa
24Giochi all’apertoRicreativa
25Raccolta di legnaRicreativa
26Pernottamento nella forestaRicreativa
27Caccia tradizionaleVenatoria
28Caccia da appostamentoVenatoria

La classifica delle prime 9

Non tutte le attività hanno lo stesso grado di rischio. Quelle che richiedono la massima attenzione sono nove:

  • a livello professionale: monitoraggio e protezione forestale, industria del legno, attività scientifiche in habitat
  • a livello di relax e promozione del benessere: raccolta funghi, pernottamento nei boschi (bivacco, campeggio), attività naturalistiche (osservazione fauna e flora), orienteering, raccolta di bacche, frutta ed erbe spontanee.

In classifica anche la caccia, in tutte le sue forme.

Cosa aumenta il rischio

Per gli esperti il rischio di subire morsi di zecca aumenta in base:

  • alla durata dell’esposizione
  • al contatto con la vegetazione
  • alle condizioni stagionali e meteo
  • al livello di protezione adottato.

Quando il rischio è più alto

Secondo lo studio:

  • il rischio è maggiore in primavera ed estate
  • aumenta dopo periodi piovosi seguiti da giornate di bel tempo
  • sale durante attività lente e prolungate a contatto con erba, arbusti e flora spontanea
  • cresce in caso di camminate fuori sentiero o su percorsi poco battuti.

Come ridurre il rischio di morsi di zecca

Per contenere il possibile contatto con le zecche gli esperti sottolineano l’importanza della prevenzione individuale e chimica.

In proposito ricordano che le misure più efficaci comprendono:

Prima dell’attività

  • indossare abiti chiari, che coprono la pelle (maniche lunghe e pantaloni lunghi)
  • usare repellenti cutanei (DEET, picaridina, IR3535 o PMD) facendo attenzione alle regole e restrizioni legate al loro uso
  • limitare le visite alle aree dove le zecche sono abbondanti, soprattutto nelle stagioni in cui sono più attive.

Durante l’attività

  • evitare l’erba alta e il sottobosco
  • controllare regolarmente indumenti e pelle scoperta
  • rimuovere subito le eventuali zecche trovate.

Dopo l’attività

  • fare la doccia e cambiare gli indumenti
  • ispezionare con cura tutto il corpo e togliere le eventuali zecche attaccate alla pelle
  • tenere sotto osservazione la zona interessata.

Due avvertenze

Nonostante l’esistenza di indumenti impregnati di piretroidi, in particolare permetrina, gli esperti ne sconsigliano l’uso da parte della popolazione generale e a causa di un rapporto rischio-beneficio sfavorevole.

Gli esperti inoltre ricordano che non tutte le misure di protezione generalmente raccomandate per la malattia di Lyme non sono efficaci anche per l’encefalite da zecche (TBE). In particolare la rimozione tempestiva delle zecche non è in grado di impedire la trasmissione del TBE-virus, che avviene immediatamente, mentre può limitare efficacemente la trasmissione del batterio responsabile della malattia di Lyme, che si verifica in tempi più lunghi.

Informare e prevenire

Lo studio raccomanda campagne di prevenzione mirate a chi pratica attività ad alto rischio.

Suggerisce iniziative di informazione e sensibilizzazione adattate alle aree e al pubblico di destinazione (ad esempio, regioni endemiche rispetto a quelle emergenti, bambini rispetto ad adulti, aree urbane rispetto ad aree forestali).

Promuove l’uso di segnaletica dedicata e pannelli informativi nei territori dove è nota la presenza di zecche e attribuisce un ruolo importante alla formazione dei farmacisti, che spesso rappresentano un primo punto di riferimento per i cittadini.

Il messaggio chiave

Conoscere quali situazioni e comportamenti aumentano l’esposizione alle zecche permette di adottare misure di protezione concrete, utili a ridurre significativamente il rischio di malattie.

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