Lyme: reinfezione possibile (anche dopo il primo contagio)

La reinfezione da malattia di Lyme è un rischio concreto e meno raro di quanto si pensi. A evidenziarlo è un recente studio del Centro Medico Universitario di Lubiana, in Slovenia, che ha analizzato oltre 11.000 pazienti per capire cosa accade dopo il primo contagio.

I risultati aggiungono un tassello importante alla comprensione delle reinfezioni e aiutano a chiarire frequenza, caratteristiche cliniche e ruolo del sistema immunitario, aspetti ancora poco definiti nonostante la diffusione della malattia.

Reinfezioni: numeri e caratteristiche

L’analisi si concentra su pazienti con eritema migrante, il segno tipico della malattia di Lyme.

Su 11.169 casi analizzati, 635 sono reinfezioni (circa il 6%), mentre 10.534 rappresentano infezioni primarie.

I pazienti reinfettati risultano mediamente più anziani e presentano forme più lievi: sono meno frequenti le manifestazioni multiple di eritema migrante e i sintomi locali nella sede della lesione cutanea.

Sistema immunitario: difesa parziale

Uno degli aspetti più rilevanti dell’indagine riguarda la risposta immunitaria.

Lo studio mostra che le reinfezioni sono circa tre volte più frequenti nei soggetti immunocompromessi (con basse difese dell’organismo)indicando un ruolo chiave del sistema immunitario.

Evidenzia tuttavia che aver già contratto la malattia una prima volta riduce il rischio, ma non garantisce una protezione efficace.

Una precedente infezione diffusa sembra inoltre offrire una protezione maggiore rispetto a una forma localizzata.

Le differenze

Dal punto di vista diagnostico emergono alcune differenze. I ricercatori di Lubiana segnalano nei pazienti reinfettati:

  • una minore presenza di anticorpi IgM
  • una maggiore presenza di anticorpi IgG
  • un tasso di isolamento della Borrelia negli eritemi migranti analogo ai pazienti con malattia di Lyme primaria.

La forma più frequente di reinfezione resta una lesione cutanea singola (eritema migrante), simile a quella iniziale.

Stagionalità invariata

Non cambia invece il periodo di comparsa: infezioni primarie e reinfezioni seguono lo stesso andamento stagionale, legato all’attività delle zecche nei mesi più caldi.

I limiti della ricerca

Gli autori sottolineano che:

  • i dati ottenuti riguardano principalmente adulti
  • non sono pienamente estendibili ai bambini
  • si riferiscono al contesto europeo, dove le specie di Borrelia responsabili della malattia di Lyme differiscono da quelle presenti in Nord America.

Prevenzione anche dopo la prima infezione

Il messaggio che arriva dallo studio è chiaro: aver già avuto la malattia di Lyme non basta a evitare nuove infezioni.

Per questo è fondamentale continuare a proteggersi dalle punture di zecca, soprattutto se il sistema immunitario è più fragile.

Per approfondire clicca qui

Focus On