
La possibilità di contrarre la malattia di Lyme più volte è ampiamente documentata, ma le informazioni disponibili sulle reinfezioni e le loro caratteristiche sono limitate e poco conosciute.
Uno studio, condotto in Slovenia, su oltre 11.000 pazienti con eritema migrante – la manifestazione tipica e precoce di Lyme – fa luce sulle reinfezioni e segnala alcune differenze rispetto al primo contagio.
Reinfezione: cosa significa davvero?
La reinfezione è la comparsa di un nuovo eritema migrante – dopo la completa risoluzione di un precedente eritema, trattato con antibiotici – in un punto della pelle diverso da quello originario.
L’indagine condotta dall’equipe slovena ha rilevato reinfezioni nel 6% dei casi di malattia di Lyme accertata e trattata con successo ed ha documentato fino a 7 episodi di reinfezione nella stessa persona.
Quando si verificano più spesso le reinfezioni?
Le reinfezioni seguono lo stesso andamento stagionale delle infezioni primarie. Possono comparire tutto l’anno, ma risultano più frequenti nei periodi di maggiore attività delle zecche: dalla primavera all’autunno inoltrato.

Come cambiano sintomi e manifestazioni cutanee
Secondo i ricercatori di Lubiana la presentazione della malattia di Lyme tende a modificarsi nei casi di reinfezione:
Chi è più a rischio
Lo studio evidenzia che le reinfezioni colpiscono mediamente persone più anziane rispetto alle infezioni primarie (56 anni contro 48) e risultano leggermente più frequenti nelle donne.
Il rischio aumenta in modo significativo nei pazienti immunocompromessi (pazienti con trapianto, con neoplasie ematologiche, in terapia immunosoppressiva o in chemioterapia nell’ultimo anno): in questi casi la probabilità di reinfezione risulta tre volte superiore rispetto alla popolazione generale.
Cosa insegna lo studio
La ricerca condotta in Slovenia, uno dei Paesi europei con la più alta incidenza di malattia di Lyme, porta a quattro conclusioni chiave:
aver già avuto la malattia di Lyme non garantisce una protezione duratura
-le reinfezioni sono relativamente frequenti e spesso più lievi rispetto alla prima infezione
-la diagnosi tempestiva resta fondamentale per avviare rapidamente la terapia
-la prevenzione è cruciale, soprattutto per le persone immunocompromesse, che hanno un rischio di riammalarsi nettamente superiore alla popolazione generale.
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