Ridurre le zecche non basta per proteggere dalla Lyme

Ridurre il numero di zecche non è sufficiente per proteggere le persone dalla malattia di Lyme e da altre infezioni. A confermarlo è un’ampia ricerca scientifica che mostra come la prevenzione sia un tema molto più complesso e strettamente legato anche al comportamento umano.

I risultati arrivano da The Tick Project, il più grande studio mai realizzato sul controllo delle zecche in aree residenziali, secondo il quale il semplice contenimento della popolazione di zecche non si traduce automaticamente in una riduzione dei casi di malattia nell’uomo.

Tick Project: il più ampio studio sul controllo delle zecche

The Tick Project è uno studio scientifico durato quattro anni, condotto in 24 quartieri residenziali dello Stato di New York, una delle aree con la più alta incidenza di malattie trasmesse da zecche.

I ricercatori hanno valutato in modo rigoroso due strategie di controllo ambientale già ampiamente utilizzate:

  • scatole esca con acaricida, progettate per eliminare le zecche presenti su piccoli mammiferi come topi e roditori
  • spray fungino Met52, commercializzato come insetticida biologico naturale.

L’obiettivo era verificare se la riduzione delle zecche fosse realmente associata a una diminuzione dei casi di malattia di Lyme nella popolazione coinvolta (2.384 persone).

I risultati dello studio

I dati raccolti mostrano che il controllo ambientale può effettivamente ridurre la densità delle zecche.

In particolare, l’utilizzo delle scatole esca con acaricida ha portato a una riduzione di circa il 50% delle zecche allo stadio ninfale, considerato il più pericoloso per l’uomo perché difficilmente visibile e maggiormente coinvolto nella trasmissione delle infezioni.

Cosa non è cambiato

Nonostante la significativa diminuzione del numero di parassiti, i ricercatori hanno osservato che:

  • i morsi di zecca nelle persone non sono diminuiti
  • non si è registrata una riduzione dei casi di malattia di Lyme o di altre infezioni.

Un risultato diverso riguarda invece gli animali domestici che vivono all’aperto: nei cani si è verificata una riduzione significativa dei casi di malattia.

Perché ridurre le zecche non basta

Secondo gli autori dello studio, la relazione tra numero di zecche presenti nel verde domestico e rischio di infezione è influenzata da diversi fattori.

La puntura infettante può avvenire:

  • anche in presenza di un numero limitato di zecche nel proprio giardino
  • durante la frequentazione di aree a rischio al di fuori dell’ambiente domestico e del quartiere di residenza
  • in assenza di comportamenti di prevenzione personale, come abbigliamento adeguato, uso di repellenti e controllo del corpo

Lo studio sottolinea inoltre che il rapporto tra densità di zecche e rischio di infezione non è lineare, rendendo necessario un approccio più ampio e integrato alla prevenzione.

Le buone pratiche ambientali funzionano davvero?

Un altro aspetto analizzato riguarda alcune misure spesso consigliate per ridurre il rischio di puntura, tra cui:

  • la rimozione di cespugli e accumuli di legna
  • la creazione di barriere tra prato e bosco
  • l’installazione di recinzioni per limitare l’accesso della fauna selvatica

Le evidenze scientifiche disponibili non dimostrano in modo chiaro che queste strategie riducano il rischio di puntura o di malattia. In alcuni casi, tali interventi sono stati addirittura associati a un aumento dell’esposizione.

Questo non significa che siano inutili, ma che non possono essere considerate soluzioni sufficienti o garantite per prevenire i morsi di zecca.

Il messaggio chiave per la prevenzione

I risultati di The Tick Project rafforzano un concetto fondamentale: la prevenzione delle malattie trasmesse da zecche richiede un approccio integrato.

Le strategie più efficaci combinano:

  • una corretta informazione sui rischi di infezione
  • la consapevolezza delle situazioni che espongono ai morsi di zecca
  • comportamenti protettivi, come abbigliamento adeguato, uso di repellenti, controllo del corpo e rimozione tempestiva delle zecche dopo le attività all’aperto

Fino a quando non saranno disponibili nuovi metodi di controllo in grado di ridurre anche la trasmissione delle malattie, solo un insieme di azioni coordinate potrà migliorare in modo concreto la protezione della salute.

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