
La vaccinazione contro l’encefalite da zecche (TBE) è lo strumento più efficace per evitare le forme gravi di malattia che portano all’ospedalizzazione. A confermarlo è uno studio indipendente, il primo del suo genere in Italia, realizzato dall’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale (ASUFC).
I risultati sono chiari: chi ha completato il ciclo vaccinale (3 dosi di vaccino) mostra una riduzione del rischio di ricovero ospedaliero dell’89% rispetto a chi non è vaccinato.
I dati dello studio: l’impatto della TBE sul territorio
L’indagine ha incrociato i database sanitari relativi a vaccinazioni, esami di laboratorio e schede di dimissione ospedaliera nella provincia di Udine — un’area con territori storicamente endemici per la TBE — nel periodo compreso fra il 2017 e il 2025, durante il quale si sono registrati 21 ricoveri per TBE.
Sebbene l’incidenza annua rimanga rara (0,45 casi ogni 100.000 abitanti), la presenza della malattia è documentata ogni anno, con un picco di ben 8 casi nel 2022.
I dati evidenziano la severità della patologia quando richiede il ricovero:
Il dato più rilevante riguarda la situazione vaccinale: il 95,2% dei pazienti ricoverati non risulta vaccinato, nonostante la vaccinazione contro la TBE sia gratuita dal 2013 per tutti i residenti del Friuli Venezia Giulia.
Elevati anche i costi sanitari: ogni ricovero ha comportato un onere di circa 7.600 euro.
La mappa del rischio e la copertura vaccinale
La TBE non colpisce la provincia in modo omogeneo. La ricerca conferma che la percentuale di casi è nettamente superiore nelle zone montane e collinari rispetto alla pianura. In particolare, ben 14 casi su 21 (il 66,7%) si sono concentrati nei distretti di Gemona e Tarcento, che rappresentano appena il 13% della popolazione totale.

Mappa della provincia di Udine. Il colore verde identifica le zone collinari/montuose (fonte immagine studio ASUFC)
Anche l’adesione al vaccino riflette un’analoga geografia del rischio.
Nel 2025, la copertura vaccinale complessiva del territorio udinese ha raggiunto il 10%. Tuttavia, mentre nei distretti di pianura vicini alla costa l’adesione è rimasta sotto il 5%, nelle aree montane ha registrato picchi del 25% (Tolmezzo) e del 34% (Gemona).
In media sono state somministrate 11.800 dosi di vaccino all’anno, con avvio annuale di 3.400 nuovi cicli vaccinali.
Cambiamenti climatici e raccomandazioni degli esperti
I ricercatori sottolineano che le malattie trasmesse dalle zecche sono destinate a crescere. L’innalzamento delle temperature favorirà la sopravvivenza delle zecche, consentirà la loro proliferazione e allungherà il periodo di attività, aumentando il rischio di infezioni.
Poiché non esiste una terapia specifica contro la TBE segnalano l’importanza della prevenzione e raccomandano il vaccino non solo ai residenti della provincia di Udine e del Friuli Venezia Giulia, ma anche a turisti, escursionisti e lavoratori all’aperto, soprattutto se frequentano le aree montane.
Attenzione anche alla Malattia di Lyme
L’indagine ricorda che le zecche responsabili della Tbe (Ixodes ricinus) trasmettono anche la malattia di Lyme, per la quale non esiste un vaccino.
Rimane quindi fondamentale associare alla vaccinazione anti-TBE le classiche misure comportamentali: evitare l’erba alta, vestirsi con abiti chiari e coprenti, indossare scarpe chiuse, utilizzare repellenti specifici sulla pelle scoperta, controllare con cura corpo, abbigliamento e attrezzature al rientro dalle zone a rischio.
Il messaggio degli esperti
Nonostante il numero limitato di casi analizzati, lo studio rappresenta la prima evidenza concreta in Italia sull’efficacia del vaccino contro la TBE.
Per gli esperti è fondamentale:
Ricordano che l’encefalite da zecche è una malattia rara ma potenzialmente grave e che la vaccinazione rappresenta una misura preventiva efficace e sicura.
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