Tordi in migrazione e zecche infette da Borrelia

Gli uccelli migratori possono contribuire alla diffusione delle zecche, trasportandole anche a distanze notevoli. Ma cosa succede quando la migrazione avviene nel tardo autunno e coincide con temperature ancora favorevoli all’attività dei parassiti?

A questa domanda risponde uno studio pubblicato il 12 settembre 2026 sulla rivista scientifica Parasites & Vectors. La ricerca, condotta nelle Fiandre (Belgio), ha esaminato i tordi sasselli (Turdus iliacus) durante le migrazioni di novembre 2022 e novembre 2024, due periodi caratterizzati da temperature autunnali eccezionalmente miti.

Un’alta percentuale di zecche infette

Nel corso dello studio sono stati esaminati 284 tordi sasselli, dai quali sono state raccolte 733 zecche. Di queste, 698 sono state sottoposte ad analisi molecolari per individuare la presenza di Borrelia (agente infettivo della malattia di Lyme) e del virus dell’encefalite da zecche (TBE).

I risultati hanno evidenziato una percentuale di infestazione eccezionalmente elevata (72,9%), tra le più alte registrate negli ultimi 70 anni, con una netta prevalenza di Ixodes ricinus (565 esemplari).

Le analisi di laboratorio hanno rivelato che:

· il 29,6% degli uccelli parassitati da Ixodes ricinus ospitava almeno una zecca infetta

· il 12,9% delle zecche analizzate è risultato positivo alla Borrelia

· Nessuna zecca è risultata positiva al virus della TBE.

Quali batteri sono stati individuati?

Le analisi molecolari hanno identificato diverse genospecie di Borrelia, tra cui:

· Borrelia afzelii, responsabile principalmente delle manifestazioni cutanee della malattia di Lyme.

· Borrelia garinii, associata in particolare alle forme neurologiche della malattia (neuroborreliosi).

La presenza di Borrelia non dimostra necessariamente che tutte le zecche positive siano in grado di trasmettere l’infezione.

Dalle regioni settentrionali verso il Mediterraneo

I tordi sasselli nidificano nelle regioni del Nord Europa (Scandinavia, area baltica, Russia settentrionale) e in autunno migrano verso Sud o Sud-Ovest per svernare. Le rotte interessano le isole britanniche, la Francia, la penisola iberica, i Balcani, il Nord Africa e il bacino del Mediterraneo.

Il Belgio rappresenta un’importante area di transito per gli individui diretti a latitudini inferiori. Una parte di quelli che attraversano il Paese può proseguire verso la Francia, la penisola iberica e il Mediterraneo.

L’Italia è ampiamente interessata dal passaggio e dallo svernamento dei tordi provenienti dall’area baltica, con un transito autunnale che va da settembre a fine novembre.

Il punto centrale emerso dallo studio è che i tordi in migrazione possono trasportare zecche verso Sud, disperdendole lungo il tragitto. In questo modo si amplia l’areale di distribuzione delle zecche e la possibile diffusione di esemplari infetti anche in nuovi territori.

Il ruolo degli autunni miti e del cambio climatico

Se la migrazione degli uccelli è regolata principalmente dal fotoperiodo (la durata del giorno), l’attività delle zecche dipende invece dalle temperature ambientali. Quando l’autunno si mantiene insolitamente mite, le zecche rimangono attive più a lungo, proprio in concomitanza con i grandi spostamenti dell’avifauna.

Questa sovrapposizione crea una vera e propria finestra di dispersione di zecche e patogeni nel tardo autunno, un periodo finora poco considerato.

Sulla base dei dati raccolti ed estrapolando le stime dalla popolazione europea complessiva di tordi sasselli, i ricercatori ipotizzano che ogni anno possano essere trasportate verso Sud decine di milioni di zecche infette (con proiezioni fino a 100 milioni).

Si tratta tuttavia di calcoli da valutare con cautela, poiché ottenuti da rilievi effettuati in un’unica località belga e nell’arco di due soli autunni.

Valore e limiti dello studio

L’indagine belga:

· documenta un’elevata prevalenza di zecche sui tordi sasselli.

· conferma la presenza di Borrelia in una quota rilevante degli esemplari raccolti.

· suggerisce che la migrazione di fine autunno possa contribuire alla diffusione della malattia di Lyme.

Lo studio presenta tuttavia dei limiti:

· non dimostra l’infezione diretta degli uccelli: l’assenza di test sui tordi non consente di sapere se fossero infetti e potessero fungere da serbatoio per la Borrelia

· la presenza di DNA non equivale a trasmissione effettiva: trovare DNA batterico nelle zecche non conferma la loro capacità di inoculare l’infezione.

In sintesi

La ricerca pone l’attenzione sul potenziale ruolo dei tordi sasselli nella disseminazione di zecche infette da Borrelia a fine autunno.

L’aumento di autunni miti legati al cambio climatico potrebbe allungare la finestra temporale di attività delle zecche, favorendo il rischio di contatto e trasmissione della malattia di Lyme anche “fuori stagione”.

Per approfondire: Leggi lo studio scientifico originale

fonte immagine: Wikipedia

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