Belluno: zecche, prevenzione e vaccino anti-TBE

Con un comunicato diffuso nei giorni scorsi l’Ulss 1 Dolomiti ha fatto il punto sulla situazione epidemiologica delle malattie trasmesse da zecche in provincia di Belluno, ribadendo l’importanza della prevenzione e, in particolare, della vaccinazione contro l’encefalite da zecca (TBE).

Accanto ai dati l’azienda sanitaria ha scelto di dare spazio anche a una storia concreta: quella di Alberto Chele, 45 anni, barista di Borca di Cadore, che ha deciso di raccontare la propria esperienza con la TBE per lanciare un messaggio chiaro a chi ancora tende a sottovalutare i rischi.

Una storia che fa riflettere

“Ho rimandato il vaccino. È stato un errore”. Il racconto di Alberto Chele è diretto, senza giri di parole e spiega come un morso di zecca può cambiare la vita.

La sua storia inizia un anno fa, mentre è al lavoro. Improvvisamente una gamba smette di rispondere, la paura, la corsa al Pronto Soccorso e poi la diagnosi: encefalite da zecca.

Da quel momento la sua vita cambia radicalmente. Prima il ricovero in rianimazione e poi il lungo percorso di riabilitazione. Un cammino fatto di piccoli progressi quotidiani, tra fisioterapia, nuove tecnologie come la realtà virtuale e il supporto costante di un’équipe multidisciplinare.

Oggi Alberto sta recuperando, passo dopo passo, ma il percorso verso la completa autonomia resta ancora lungo. La sua testimonianza, riportata dall’Ulss, diventa così un forte messaggio di sensibilizzazione: la TBE può avere conseguenze molto serie e durature.

Un territorio esposto

Il Bellunese si conferma terra di zecche e di malattie.

La specie più diffusa è l’Ixodes ricinus, la comune zecca dei boschi, presente non solo nelle aree forestali, ma anche in prati, pascoli e zone verdi urbane.

Per monitorare la sua diffusione è attivo il progetto MONZEC, che ne traccia la distribuzione in provincia di Belluno con l’aiuto delle Associazioni Venatorie e della Polizia Provinciale. Il monitoraggio 2025 è eloquente:

  • il 38% delle zecche analizzate risulta positivo alla Borrelia, responsabile della malattia di Lyme;
  • circa l’1% è portatore del virus della TBE.

Dal punto di vista clinico sono 12 i casi di encefalite da zecca diagnosticati dall’Ulss Dolomiti lo scorso anno, mente da gennaio a marzo 2026 non si sono registrati contagi. In costante aumento anche la malattia di Lyme: i dati attribuiscono al Bellunese un’incidenza superiore al resto del Veneto.

Prevenzione: i comportamenti corretti

La prevenzione resta il primo strumento di difesa. Durante le attività all’aperto, l’azienda sanitaria raccomanda alcuni semplici comportamenti per evitare i morsi di zecca:

  • indossare abiti chiari e coprenti;
  • evitare l’erba alta;
  • utilizzare repellenti;
  • controllare accuratamente il corpo al rientro.

In caso di puntura, la zecca va rimossa subito con una pinzetta o un estrattore, evitando sostanze come alcol o oli, che possono aumentare la trasmissione di agenti infettivi.

Vaccino anti-TBE: gratuito ma ancora poco diffuso

La vaccinazione contro la TBE, gratuita per i residenti nel Bellunese, rappresenta la forma più efficace di protezione. Eppure l’adesione resta ancora limitata, fermandosi a poco più del 22% della popolazione.

Un dato che, anche alla luce della storia di Alberto, ha spinto l’Ulss a rafforzare la campagna vaccinale, programmando nuove sedute nei mesi di aprile e maggio con l’obiettivo di ampliare la partecipazione e aumentare la copertura sul territorio.

ZeccApp: quando i cittadini aiutano la ricerca

Accanto alla prevenzione sanitaria, cresce anche il ruolo della tecnologia e il coinvolgimento diretto dei cittadini. Un esempio è ZeccApp, l’applicazione sviluppata dalla Fondazione Edmund Mach (San Michele all’Adige), gratuita e scaricabile su smartphone.

È un progetto di citizen science, esteso a tutto il territorio italiano, che consente di:

  • segnalare il ritrovamento di zecche (su di sé, sugli animali domestici o sulla vegetazione) direttamente dal proprio cellulare, indicando il luogo e l’attività svolta, insieme a eventuali dettagli sul contesto ambientale;
  • inviare fotografie delle zecche trovate per il riconoscimento della specie;
  • seguire lo stato delle proprie segnalazioni.

Le informazioni vengono quindi verificate da esperti della Fondazione Mach, contribuendo alla ricerca scientifica, alla sorveglianza del territorio e alla creazione di una mappa interattiva che registra le segnalazioni validate e il tracciamento delle zone a rischio, quale utile strumento di informazione e prevenzione.

Per approfondire:

clicca qui per leggere il comunicato stampa dell’Ulss 1 – Dolomiti

clicca qui per ascoltare la testimonianza diretta del sig. Chele, che racconta la sua esperienza con la TBE

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