Zecche nel Nord-Est d’Italia: aumentano Lyme e TBE

Nel Nord-Est italiano aumentano i casi di Lyme e TBE (encefalite da zecche), confermando un trend in netta espansione. Recenti evidenze scientifiche segnalano anche nuove infezioni emergenti.

Uno studio retrospettivo pubblicato lo scorso 16 marzo su BMC Infectious Diseases analizza i dati raccolti tra il 2015 e il 2022 in quattro centri ospedalieri situati tra Veneto e Provincia autonoma di Bolzano e rivela il peso sanitario sempre più importante delle malattie trasmesse da zecche.

Le aree colpite

L’indagine ha incrociato i dati provenienti da strutture ospedaliere che coprono territori con diverse caratteristiche morfologiche, dalla pianura alle zone montane:

  • Azienda Ospedale-Università di Padova,
  • Azienda ULSS n. 8 Berica (Vicenza),
  • Ospedale San Martino (Belluno),
  • Azienda Sanitaria dell’Alto Adige (Bolzano).

I risultati indicano le province di Belluno e Bolzano come zone ad alto rischio, soprattutto per la diffusa presenza della zecca dei boschi (Ixodes ricinus), favorita da ambienti montani e boschivi e per l’elevata frequentazione turistica, che aumenta le occasioni di contatto tra persone e zecche, con una maggiore probabilità di punture infettanti.

Lyme e TBE in aumento

Lo studio conferma che la malattia di Lyme è la più monitorata:

  • oltre 40.000 test effettuati
  • tasso di positività fino al 14,8%
  • aumento costante dei casi, soprattutto nella popolazione maschile tra i 60 e i 69 anni.

In crescita anche la TBE (encefalite da zecche):

  • 8.700 test eseguiti
  • positività complessiva del 21%
  • maggiore incidenza negli uomini tra i 40 e i 49 anni.

Le infezioni emergenti

Oltre a Lyme e TBE, l’indagine rivela altre malattie trasmesse da zecche:

  • Rickettsiosi: con un tasso di positività di circa 11,5%
  • Anaplasmosi: con circa il 9% di casi positivi
  • Babesiosi: con pochi casi, ma picchi fino al 50% tra 2021 e 2022

I dati suggeriscono un quadro epidemiologico in evoluzione, da monitorare attentamente.

Criticità del sistema sanitario

I ricercatori evidenziano l’impossibilità di definire un quadro completo della situazione epidemiologica per:

  • la mancanza di notifica obbligatoria di tutte le malattie trasmesse da zecche
  • una diagnostica ancora parziale per alcune infezioni emergenti, come anaplasmosi e babesiosi
  • il rischio concreto di una sottostima dell’incidenza reale.

Un problema di sanità pubblica

L’analisi dimostra:

  • un elevato carico diagnostico per Lyme e TBE
  • un aumento significativo della positività per entrambe le infezioni
  • una presenza più limitata di altre malattie trasmesse da zecche.

Sottolinea inoltre la necessità di:

  • rafforzare la sorveglianza epidemiologica
  • promuovere campagne di informazione e sensibilizzazione.

Per ricercatori, i dati raccolti potrebbero rappresentare solo la “punta dell’iceberg” e in un contesto di cambiamenti climatici e di estesa mobilità turistica, evidenziano come le zecche non siano più un rischio confinato a poche aree isolate, ma rappresentino una sfida crescente per la salute pubblica.

Consapevolezza e prevenzione: come difendersi dalle zecche

La prevenzione resta fondamentale per ridurre l’impatto delle malattie.

Alcune semplici misure – come usare repellenti specifici, indossare un abbigliamento protettivo, controllare il corpo dopo escursioni e attività all’aperto, rimuovere tempestivamente le zecche dalla pelle – possono fare la differenza.

Aumentare la consapevolezza sull’efficacia di questi comportamenti è essenziale, soprattutto per chi frequenta ambienti naturali.

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