Aprile è un mese importante per gli apicoltori: chiede un monitoraggio costante degli alveari e segna l’inizio della stagione di raccolta e produzione. Purtroppo è anche il mese in cui le zecche cominciano a farsi più attive nella ricerca di un ospite da parassitare per nutrirsi di sangue.
I lavori in apiario possono così esporre al rischio di subire il loro morso, di per sé innocuo e indolore, ma che può trasformarsi in una minaccia per la salute. Se la zecca è infetta può trasmettere vari agenti patogeni (batteri, virus, protozoi), responsabili di malattie serie e talora complesse, non sempre facili da diagnosticare.
Con l’obiettivo di far conoscere i pericoli legati alla puntura di zecca e le misure per evitarli l’Associazione Produttori di Miele del Piemonte (ASPROMIELE) ha promosso, mercoledì scorso, un evento formativo online, la cui conduzione è stata affidata al dott. Maurizio Ruscio, Direttore del dipartimento diagnostico dell’Azienda sanitaria universitaria di Trieste.
Tre i temi centrali dell’incontro: come evitare le zecche, cosa fare in caso di puntura, quali malattie possono derivare dal morso. Un particolare accento è stato posto sul morbo di Lyme, un’infezione emergente in varie zone del Piemonte e un serio rischio professionale per gli apicoltori.
Per approfondire:
Mentre la campagna vaccinale anti-Covid prosegue a ritmi sostenuti i malati di Lyme vorrebbero certezze sull’utilità e l’efficacia dei vaccini. Purtroppo non esistono evidenze scientifiche in grado di fare chiarezza e fugare dubbi e timori. Esistono tuttavia raccomandazioni e linee guida che possono aiutare i malati di Lyme a orientarsi, proponendo informazioni utili soprattutto a quanti hanno sviluppato quadri di infezione persistente a livello muscolo-scheletrico, cardiaco e neurologico con possibile compromissione del sistema immunitario.
Non si tratta di indicazioni definitive ma di orientamenti, in costante evoluzione, da approfondire con il proprio medico curante.
Qui di seguito si riportano alcuni indirizzi proposti da organismi sanitari e società scientifiche.
La raccomandazione dei CDC americani: i benefici della vaccinazione superano i rischi
Pur riconoscendo che mancano dati scientifici solidi i Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) raccomandano alle persone con sistema immunitario indebolito o con malattie autoimmuni di sottoporsi alla vaccinazione anti COVID-19. La motivazione è che i pazienti con condizioni infiammatorie e autoimmuni possono essere a maggior rischio di ricoveri associati al COVID-19 e peggiori esiti di malattia rispetto alla popolazione generale. A parere delle autorità sanitarie USA i benefici della vaccinazione superano i rischi.
La Società Italiana di Reumatologia: i pazienti con malattie croniche infiammatorie e autoimmuni possono e devono essere vaccinati il prima possibile
Sollecitata dalle perplessità espresse da malati la Società italiana di Reumatologia ha- tra l’altro- raccomandato:
– i pazienti reumatologici portatori di malattie infiammatorie croniche e autoimmunitarie sistemiche possono e devono essere vaccinati nei tempi più brevi possibili
– in generale, tutti i vaccini disponibili possono essere utilizzati nei pazienti reumatologici, rispettando le indicazioni degli organi competenti.
Sulla stessa lunghezza d’onda i pareri ospitati dall’autorevole rivista scientifica Lancet Rheumatology che hanno espresso un orientamento complessivamente favorevole alla vaccinazione per quanti soffrono di patologie muscolo-scheletriche su base autoimmunitaria.
Il punto di vista della Società Italiana di Cardiologia: priorità vaccinale ai pazienti cardiopatici indipendentemente dall’età
Secondo la società italiana di cardiologia le malattie cardiovascolari sono di frequente associate alle infezioni severe da COVID-19, determinando spesso una prognosi sfavorevole.
Gli anziani affetti da malattie cardiovascolari sono da considerare una categoria particolarmente vulnerabile, ma l’età non può essere l’unico fattore discriminante ed anche pazienti di età giovane-adulta, con gravi forme di cardiopatia, dovrebbero avere un accesso prioritario al programma vaccinale e ottenere informazioni corrette per non farsi influenzare dalle fake news sui vaccini.
Per la Società Italiana di Neurologia i dati finora acquisiti sui vaccini ci possono tranquillizzare sulla loro sicurezza
Sono centinaia gli studi scientifici che documentano le complicanze neurologiche provocate dal Covid-19 spesso associate a una maggior severità di malattia e al persistere di sintomi anche dopo la fase acuta. Considerata la stretta relazione tra Covid-19 e disturbi neurologici, la Società Italiana di Neurologia (SIN) ha riconosciuto chei dati finora acquisiti possano tranquillizzare sulla sicurezza dei vaccini. La stessa Società ha quindi deciso di avviare uno studio clinico sugli eventuali effetti indesiderati delle vaccinazioni per malattie, quali:
– ictus cerebrale,
– Alzheimer,
– Parkinson,
– sclerosi laterale amiotrofica,
– epilessia,
– sclerosi multipla,
– malattie del midollo spinale e dei nervi periferici.
Bibliografia essenziale:
– COVID-19 Vaccination in Autoimmune Diseases
– vaccinazione anti SARS-COV 2 nei pazienti reumatologici
– priorità del vaccino COVID-19 nei pazienti con patologie cardiovascolari
– malattie neurologiche, al via la Settimana del Cervello
– FAQ Istituto Superiore di Sanità
A metà febbraio è iniziata negli USA la sperimentazione clinica sull’uomo di una nuovo farmaco per prevenire la malattia di Lyme. Si basa sull’utilizzo di uno specifico anticorpo monoclonale che inattiva la borrelia, il battere che causa l’infezione.
Sviluppato da MassBiologics dell’Università del Massachusetts, il farmaco ha dimostrato, negli studi pre-clinici, di poter fornire una protezione immediata ed efficace per un periodo medio-lungo.
Se la sperimentazione confermerà i risultati basterà un’iniezione stagionale, finalizzata a introdurre nell’organismo umano l’anticorpo monoclonale preformato, per evitare di ammalarsi.
Un approccio innovativo e molto promettente
Diversamente dai vaccini che stimolano il sistema immunitario a produrre anticorpi specifici contro un agente infettivo (virus, battere) il nuovo farmaco sperimentale immette direttamente nell’organismo umano l’anticorpo necessario a neutralizzare l’infezione e prevenire la malattia di Lyme.
Per questa azione preventiva è stato chiamato Lyme PrEP:profilassi pre-esposizione alla malattia di Lyme.
Le necessarie cautele
La sperimentazione clinica appena avviata con 66 volontari dovrà tuttavia dimostrare:
– la sicurezza del farmaco
– la sua efficacia
– la durata degli effetti protettivi
I test di verifica e controllo proseguiranno per tutto il 2021 e almeno parte del 2022 e dovranno essere validati dalle competenti autorità.
I ricercatori americani hanno tuttavia anticipato che, se i risultati della sperimentazione confermeranno le aspettative, il nuovo farmaco potrà essere disponibile già con il 2023.
Per approfondire:
Covid-19 e morbo di Lyme sono due patologie molto diverse, ma con alcune caratteristiche comuni. Entrambe sono chiamate malattie “simulatrici” perché possono presentarsi con disturbi vaghi e generici, non sempre facili da interpretare.
Individuarle correttamente è però fondamentale per difendere la salute e impedire le conseguenze più gravi.
Le differenze
Il Covid è causato da un virus(SARS-CoV-2), non ha (ancora) una cura specifica e può giovarsi di un vaccino. Si trasmette con grande facilità da persona a persona e spesso determina un danno polmonare, che può avere varia intensità.
Il morbo di Lyme è causato da un battere(Borrelia burgorferi), può essere efficacemente trattato con antibiotici, ma non si può (ancora) prevenire con la vaccinazione. Si trasmette con il morso di zecca, senza possibilità di contagio fra le persone. Può coinvolgere diversi organi (pelle, articolazioni, sistema nervoso, cuore) causando molteplici disturbi, ma tende a non danneggiare i polmoni.
I sintomi in comune
Nonostante le differenze le due malattie hanno alcune somiglianze notevoli. Possono iniziare con sintomi non specifici, come:
– stanchezza
– dolori muscolari e articolari
– mal di testa
– malessere diffuso (talora accompagnato da febbre).
Entrambe le malattie sono anche note per avere “long-haulers”, ovvero pazienti che soffrono di disturbi prolungati nel tempo e molto debilitanti, per i quali non esistono cure definite, ma solo trattamenti di supporto.
Una diagnosi corretta
Oggi sono disponibili test molto affidabili per confermare o escludere sia il Covid-19, sia la malattia di Lyme. Eseguirli nei tempi appropriati consente ottenere una diagnosi corretta e di iniziare tempestivamente la terapia più adeguata.
Quando sospettare la malattia di Lyme
Poiché il riconoscimento precoce del morbo di Lyme evita le complicazioni più serie è importante fare attenzione e segnalare al medico curante la comparsa di sintomi, anche generici o di natura simil-influenzale, dopo:
– la rimozione di una zecca
– la scoperta di un’eruzione sulla pelle
– una prolungata attività all’aperto (anche nel giardino di casa)
– un’escursione in area naturale o boschiva
– il soggiorno in località dove è nota la diffusione della malattia di Lyme e di altre infezioni trasmesse dalle zecche.
Per approfondire:
Nei giorni scorsi è stato annunciato l’inizio di un nuovo studio clinico di Fase II per il candidato vaccino contro la malattia di Lyme. Servirà a testare nuovi schemi di dosaggio (numero di dosi necessarie per l’immunizzazione primaria ed eventuali richiami) e comprenderà l’ampliamento dei soggetti coinvolti nella sperimentazione, includendo bambini e ragazzi di età compresa tra i 5 e i 17 anni.
I risultati stabiliranno se il vaccino potrà procedere con la Fase III, l’ultima prima di ottenere le autorizzazioni all’immissione in commercio, necessaria per completare le prove sull’efficacia e la sicurezza del preparato e sulla sua idoneità a essere utilizzato nelle diverse fasce della popolazione a rischio di contrarre la malattia.
Un partenariato franco-americano
Il nuovo prodotto vaccinale è frutto di una collaborazione tra l’azienda francese Valneva e l’americana Pfizer. Prevede una protezione contro 6 diversi ceppi del batterio Borrelia (responsabile della malattia di Lyme), prevalenti nel territorio nordamericano ed europeo.
Secondo i ricercatori è stato sviluppato con biotecnologie che salvaguardano il sistema immunitario, arginando la possibilità di reazioni autoimmuni.
Lyme: una malattia con grandi esigenze
Lo sviluppo del vaccino fa seguito alle stime sulla diffusione della malattia di Lyme, quantificate negli studi propedeutici in oltre 300mila casi all’anno negli USA e in 200mila casi in Europa.
Per approfondire:
Le evidenze scientifiche di cui disponiamo non documentano controindicazioni particolari alla vaccinazione anti-Covid per i pazienti affetti dalla malattia di Lyme.
Sappiamo invece che il nuovo coronavirus è in grado di peggiorare i disturbi di persone immunodepresse con affezioni neurologiche e muscolari e che in un’alta percentuale di casi (10% secondo le stime più prudenti; 75% secondo uno studio cinese) lascia conseguenze che continuano a permanere anche per mesi (grande stanchezza, dolori diffusi talora intensi, debolezza, disturbi del sonno e dell’umore).
Poiché questi effetti del Covid-19 sono sovrapponibili ai sintomi della malattia di Lyme a decorso protratto (PTLDS) c’è il rischio che il nuovo coronavirus possa aggravare il quadro clinico dei pazienti interessati, per i quali la vaccinazione anti-Covid costituisce, al momento, una scelta oltremodo auspicabile.
È questa, in sintesi, l’opinione espressa dal dott. Maurizio Ruscio all’Associazione Lyme Italia e coinfezioni (nata per diffondere la conoscenza della Malattia di Lyme) che gli ha chiesto un parere sulla vaccinazione per quanti sono affetti dall’infezione borreliosica.
Uno sguardo ai dati
Al mondo risultano vaccinati fino ad oggi oltre 10 milioni di persone, che hanno manifestato effetti collaterali minimi. L’unico evento avverso grave è stata la “classica” reazione allergica, spesso verificatasi in persone con intolleranze documentate a farmaci. Proprio per gestire questa eventualità molto rara è stato previsto un tempo di osservazione post vaccino di 15-30 minuti.
A questi dati fanno riscontro quelli della pandemia: oltre 2 milioni e 600 mila di morti e 118 milioni di casi confermati. E non è noto con quali conseguenze e per quanto tempo.
Relativamente agli effetti a lungo termine vale lo stesso discorso di tutti gli altri farmaci: solo il tempo potrà dare informazioni adeguate. A questo fine l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha istituito una farmacovigilanza sui vaccini in uso, pubblicando report periodici su tutte le segnalazioni registrare durante lo svolgimento dei calendari vaccinali. Ad oggi il tasso degli eventi gravi è di 44 segnalazioni ogni 100mila dosi somministrate, pari a 0,04%. Per questi casi sono in corso approfondimenti finalizzati a stabilire se c’è un nesso causale con la vaccinazione.
Per approfondire:
Secondo uno studio di Nomisma (società di consulenza strategica e aziendale) la pandemia provocata dal Covid-19 ha fatto saltare in Italia oltre 11 milioni di controlli e accertamenti clinici non urgenti. Anche la malattia di Lyme rientra nel conto?
Il giornalista Augusto Cesare Romanelli lo ha chiesto al dott. Maurizio Ruscio nell’ambito del dossier sulla prevenzione delle arbovirosi (malattie virali trasmesse da zecche, zanzare e flebotomi con il morso o la puntura), pubblicato da La Settimana Veterinaria del 3 marzo 2021.
Stando ai dati il Friuli Venezia Giulia è in linea con il quadro nazionale: la pandemia ha fatto registrare una contrazione della domanda di prestazioni e servizi da parte dei cittadini, preoccupati di esporsi a un possibile contagio.
La situazione nell’area giuliano-isontina
Nel 2020 il Laboratorio unico di Trieste, Gorizia e Monfalcone (al quale afferiscono anche i prelievi dell’ospedale infantile Burlo-Garofolo) ha effettuato oltre 32mila esami per la siero-diagnosi della malattia di Lyme, il 9% in meno rispetto all’anno precedente.
Un dato in controtendenza rispetto al numero dei morsi di zecca, segnalati già a marzo 2020, soprattutto da residenti nel Carso triestino. Nello stesso periodo inoltre una significativa presenza di zecche è stata individuata anche negli animali da compagnia (soprattutto cani, ma anche molti gatti) che vivono in città.
La possibile spiegazione
È probabile che il lungo lockdown della scorsa primavera e le misure di distanziamento sociale abbiano spinto più persone del solito a passeggiare all’aperto o a svolgere attività a contatto con il verde (curare le piante del giardino o falciare l’erba), complici anche le condizioni meteo favorevoli.
È altrettanto verosimile che la pressione psicologica esercitata dal coronavirus abbia indotto ad allentare, da un lato, le normali misure di protezione e prevenzione e, dall’altro, a non effettuare accertamenti diagnostici per paura di recarsi in ospedale.
La malattia di Lyme tra conferme e novità
Nel 2020 l’eritema migrante si è confermata la manifestazione tipica della malattia di Lyme nelle province di Trieste e Gorizia, presente nel 58% dei casi.
La novità è la recrudescenza di casi a fine anno. Se da un lato il fenomeno indica che l’attività delle zecche si è protratta ben oltre il normale ciclo stagionale (dalla primavera all’autunno), dall’altro conferma la propensione alle attività all’aria aperta e a contatto con la natura sottovalutando il rischio di incorrere nel morso di una zecca.
Per approfondire:
Il meteo di questi giorni regala un anticipo di primavera e invoglia passeggiate, escursioni e attività nel verde. Purtroppo aumentano anche i rischi di subire un morso di zecca.
Dove fare attenzione?
Le zecche sono presenti in quasi tutti gli ambienti naturali, dove si mimetizzano facilmente fra l’erba e il fogliame.
Di preferenza si trovano:
– nelle zone umide e riparate ricche di vegetazione spontanea
– nei territori dove c’è passaggio di animali
– nei prati incolti
– lungo i bordi dei sentieri.
Popolano inoltre:
– i parchi e le oasi naturali
– le riserve faunistiche.
Sono normalmente presenti nelle zone rurali e si sono adattate a vivere anche in molti spazi verdi di città (parchi urbani, giardini, aiuole).
Come difendersi
Bastano pochi accorgimenti per ridurre notevolmente la possibilità di venire a contatto con le zecche, o almeno di individuarle rapidamente e abbassare il rischio di malattie:
- indossare abiti chiari e in grado di coprire quanto più possibile il corpo (pantaloni lunghi e camicie abbottonate ai posi)
- proteggere piedi e caviglie con calze chiare e scarpe alte o stivali
- camminare al centro di piste e sentieri, evitando il contatto con l’erba, i cespugli, le foglie
- non sedersi e non sdraiarsi per terra e non appoggiare zaini al suolo
- trattare gli eventuali animali da compagnia (cani) con appositi prodotti contro le zecche
- al rientro controllare, scuotere e spazzolare gli indumenti prima di portarli all’interno delle abitazioni e possibilmente lavarli
- fare un bagno o una doccia (per allontanare eventuali zecche non ancora attaccate alla pelle) ed effettuare un attento esame di tutto il corpo (prestando attenzione soprattutto a piccoli rigonfiamenti e minuscoli punti neri in rilievo sulla pelle)
- nel caso si trovi una zecca sulla pelle occorre rimuoverla subito e in modo corretto.
Per approfondire:
Come togliere una zecca e cosa fare in caso di puntura: Morso di zecca
È convinzione diffusa che alcuni oli essenziali abbiano la proprietà di prevenire e proteggere dai morsi di zecca. C’è da fidarsi?
Un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) aiuta a fare chiarezza, proponendo un’analisi rigorosa delle ricerche e delle evidenze scientifiche disponibili.
Per quanto riguarda l’efficacia delle essenze aromatiche utilizzate sulla pelle l’ISS indica che:
Olio essenziale di citronella
Ha un forte odore di limone e contiene diverse sostanze a effetto repellente (canfora, eucaliptolo, eugenolo, ecc.).
Non offre copertura nei confronti delle zecche dure (Ixodidi), ma protegge da:
– zanzare (Culicidi)
– pidocchi (Anoplura)
– moscerini apparentemente simili alle zanzare, conosciuti anche con il nome di Sarapiche, che assalgono in sciami uomini e animali (Ceratopogonidi)
Prima di utilizzarlo occorre sapere che:
– è fotosensibilizzante
– non è adatto a impieghi in aree endemiche per malattie trasmesse da vettori;
– è sconsigliato in gravidanza e allattamento (per assenza di studi specifici)
– non è indicato nei bambini di età inferiore a 2 anni e in persone con precedenti allergie a fitoderivati
– può causare irritazioni a concentrazioni elevate
– se ingerito può provocare avvelenamenti anche gravi soprattutto nei bambini.
Olio essenziale di geraniolo
Ha largo impiego in cosmetica e in profumeria. Si trova nell’olio di geranio, di rosa, di ylang-ylang.
Per uso umano è da considerarsiinidoneo alla protezione delle punture di zecca (nonostante ci siano studi sulla sua efficacia nei confronti delle zecche dure condotti su modello animale). Difende da:
– zanzare (Culicidi)
Prima di utilizzarlo occorre sapere che:
– può risultare fotosensibilizzante
– è controindicato nei soggetti con precedenti allergici a cosmetici o profumi
– non è adatto alla protezione in aree endemiche per malattie trasmesse da vettori o dove sia richiesta una concreta protezione
– può esercitare un’attrazione nei confronti di altri insetti, tra cui l’ape mellifera
– in caso di contatto con gli occhi può danneggiare la congiuntiva e la cornea.
Olio essenziale di Neem
Contiene numerosi principi attivi e sembra avere proprietà terapeutiche, insetticide e repellenti. Queste ultime sono ancora discusse perché i dati pubblicati risultano difficilmente confrontabili in quanto ottenuti con estratti di NEEM di diversa preparazione e contenuto e con metodi non standardizzati.
È attivo sui seguenti gruppi di insetti:
– zanzare (Culicidae)
– pappataci (Phlebotomidae)
Prima di utilizzarlo occorre sapere che:
– è inadatto ai bambini di età inferiore a 2 anni, salvo apposite preparazioni
– può avere effetti fotosensibilizzanti
– è particolarmente untuoso e ha un odore forte, non sempre gradito
– l’ingestione dell’olio concentrato causa irritazioni delle mucose orali e gastriche.
Avvertenze per l’impiego in sicurezza degli oli essenziali:
– seguire le indicazioni riportate in etichetta
– applicarli solo sulla pelle sana (non irritata o lesionata)
– evitare il contatto con gli occhi e la bocca
– tenerli lontani dalla portata dei bambini.
Per approfondire: