Ad alte temperature le zecche cambiano abitudini e invece di aggredire i loro ospiti abituali (animali selvatici o domestici) preferiscono attaccare l’uomo. Non è una fake news ma il risultato di uno studio americano realizzato dall’università della California e presentato al 68° incontro annuale dell’American Society of Tropical Medicine and Hygiene, che si è svolto a fine 2020.

L’indagine evidenzia un possibile e pericoloso effetto dell’innalzamento del clima: saremo più esposti ai morsi di zecca con inevitabili impatti negativi sulla salute.

Uno studio basato sull’evidenza

La teoria dei ricercatori si basa su un esperimento, realizzato in tutta sicurezza all’interno di un ambiente chiuso. Un campione di uomini e cani è stato esposto alla potenziale aggressione di 20 zecche alla volta, a due diverse temperature: una di circa 23°C, l’altra molto più estiva di quasi 38°C.

Nella prova realizzata a clima temperato gran parte delle zecche si è diretta verso gli animali, ma con l’aumento del caldo le comuni zecche del cane (Rhipicephalus sanguineus) hanno dimostrato una netta preferenza per gli esseri umani (circa 2,5 volte di più rispetto ai cani).

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro

Lo studio ipotizza un aumento delle malattie trasmesse dalle zecche in conseguenza del riscaldamento globale. La previsione riguarda soprattutto le infezioni veicolate dalle zecche del cane, tra le quali c’è la pericolosa Febbre maculosa delle Montagne Rocciose (FEMR), diffusa in diverse zone degli Stati Uniti, dell’America centrale e del Sudamerica, ma non ancora segnalata nel nostro Paese e in territorio europeo.

Per approfondire:

clicca qui

In Cina c’è un nuovo virus trasmesso dal morso di zecca. Si chiama Alongshan (ALSV) e provoca febbre alta (da 38,5 a 39,2), mal di testa, affaticamento, nausea, eruzioni cutanee, dolori ai muscoli e alle articolazioni. Non causa complicazioni permanenti, ma può portare al coma in un’alta percentuale di casi (circa un paziente su tre).

Prende il nome dalla città di Alongshan (situata nella regione cinese della Mongolia interna) dove si è verificato il primo caso nell’aprile del 2017. Tuttavia la notizia è stata divulgata solo due anni più tardi (30 maggio 2019), con la pubblicazione sul New England Journal of Medicine di un rapporto sulla scoperta del virus.

L’epidemia in Cina

Nel nord-est della Cina l’Alongshan-virus ha colpito 86 persone, che al momento del ricovero in ospedale presentavano febbre, mal di testa, affaticamento e una storia clinica di morsi di zecca. Tutti sono guariti dopo una settimana circa di trattamento a base di antimicrobici e antivirali. Il fatto che 30 di essi (35%) siano stati in coma indica che il virus può causare gravi forme di infezione.

La situazione in Europa

Studi scientifici pubblicati tra il 2019 e il 2020 dimostrano che il virus di Alongshan è presente anche in due regioni della Russia (Chelyabinsk e Carelia) e nella Finlandia sud-orientale. Non c’è notizia di casi di malattia, ma la presenza del virus nelle comuni zecche europee suggerisce che si stia diffondendo al di fuori del territorio cinese.

Perché tanti virus nascono in Cina?

Il Covid-19 e prima ancora l’asiatica (1957) e l’influenza di Hong Kong (1968) sembrano indicare la Cina come un luogo particolarmente favorevole ai virus. Secondo gli esperti la causa principale va cercata nello stretto contatto fra uomini e animali, che non di rado sono allevati in casa per essere poi mangiati o ceduti nei mercati all’aperto, dove si vendono prodotti freschi e animali vivi (anche selvatici), macellati sul posto.

A favorire la commistione fra animali selvatici e domestici e tra questi e l’uomo c’è anche la radicata convinzione che alcune carni selvatiche siano utili a curare e prevenire le più svariate malattie.

Per approfondire:

clicca qui

Nel sito c’è la presentazione di una nuova malattia, la Febbre emorragica di Crimea-Congo (Crimean-Congo Haemorrhagic Fever – CCHF). È una grave infezione virale che si trasmette con il morso di zecche infette o per contatto diretto con sangue e tessuti di un animale contagiato. Può inoltre diffondersi da persona a persona, provocando gravi epidemie.

sintomi più frequenti sono febbre alta, mialgia, vertigini e fotofobia, talora accompagnati da dolore addominale, diarrea, vomito ed eruzioni sulla pelle e sulle mucose interne (come bocca e gola) causate da fenomeni emorragici (perdita di sangue dai vasi sanguigni). Nei casi più severi può manifestarsi insufficienza epatica, renale e polmonare.

La malattia non ha una cura specifica e richiede il ricovero in ospedale, con l’isolamento della persona ammalata.

La diffusione in Europa

La Febbre emorragica di Crimea-Congo è endemica nei Balcani e segnalata in Bulgaria, Grecia e Turchia. Nel 2016 sono stati individuati due casi in Spagna che indicano la circolazione del virus responsabile (CCHF-virus) tra la fauna selvatica dell’Europa sud-occidentale.

Quale precauzione il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) raccomanda di rispettare tutti i consigli per evitare i morsi di zecca.

Per approfondire:

clicca qui

fonte immagine: https://infravec2.eu

Una nuova zecca, di origine asiatica, si sta velocemente diffondendo negli Stati Uniti. Si tratta della Haemaphysalis longicornis (o zecca dal corno lungo), nota come vettore di diversi agenti infettivi (batteri, virus, protozoi) che può trasmettere, con il morso, ad animali selvatici, da allevamento e domestici, oltre che all’uomo.
Dall’originario New Jersey dove è stata individuata nel 2017 si è già diffusa in 12 stati americani e gli esperti prevedono che possa espandersi in gran parte del nord America.

Causa massicce infestazioni

È una zecca molto invasiva: può riprodursi senza accoppiamento (partenogenesi) e deporre fino a 2000 uova alla volta, originando una popolazione di “cloni” con grande rapidità. Sopravvive anche agli inverni più rigidi e si adatta facilmente a vari habitat naturali e antropizzati.

Colpisce gli allevamenti

Di preferenza sceglie di nutrirsi su bovini, ovini, e cavalli. Durante il pasto riesce a succhiare notevoli quantità di sangue causando anemia, perdita di produttività e occasionalmente morte del bestiame. Può anche trasmettere gravi infezioni (come la teileriosi bovina e l’anaplasmosi).

Un pericolo emergente per la salute umana

Per le autorità americane rappresenta un pericolo emergente per quanti vivono e lavorano nelle fattorie (allevatori, agricoltori, veterinari). A preoccupare sono gli eventuali patogeni esotici veicolati dal morso, come il virus responsabile della sindrome da trombocitopenia (SFTSV-virus), una grave malattia infettiva che causa febbre e carenza di piastrine nel sangue, il cui tasso di mortalità è molto alto (fino al 12%).

Fonte immagine: www.startribune.com

Per approfondire:

clicca qui

Subire un morso di zecca in pieno inverno può sembrare improbabile o addirittura incredibile, ma le diverse segnalazioni registrate tra la fine di dicembre e gli inizi di gennaio sulla comparsa di eritemi migranti (sintomo caratteristico della malattia di Lyme) dimostrano il contrario e confermano che anche nei mesi più freddi le zecche restano attive.

Quando la temperatura scende verso lo zero si proteggono dal freddo cercando un riparo caldo e umido sotto un tappeto di foglie secche o di aghi di pino, nella tana di un topo o di una talpa, ma è sufficiente che la temperatura salga per qualche giorno fra i 5-7 gradi perché escano dai loro rifugi, si arrampichino sull’erba o sui rami caduti a terra e si mettano in cerca di un ospite.

Raccogliere foglie secche in giardino oppure sostare tra il fogliame durante una passeggiata nel verde o una corsa nel parco espone quindi al rischio di subire un morso di zecca anche nella stagione più rigida. L’importante è non abbassare la guardia e ricordare che le zecche sopravvivono anche nelle condizioni più estreme e sotto una coltre di neve.

In piena emergenza per la pandemia da Covid-19 la Russia si è trovata a fronteggiare un nuovo allarme sanitario provocato da una massiccia invasione di zecche (oltre 400 volte superiore alla presenza solitamente registrata) che la Zvezda, il giornale del Ministero della Difesa russo, ha definito molto aggressive e più pericolose del normale.

Si tratta di zecche appartenenti alla specie Hylaomma marginatum, chiamate anche “zecche giganti” per le loro straordinarie dimensioni, in grado di raggiungere i 2 centimetri e oltre dopo il pasto di sangue.

Le Hylaomma sono presenti in tutta l’Europa meridionale (Spagna, Italia, Balcani, Ucraina, Turchia), ma a causa del riscaldamento globale hanno avuto modo di adattarsi anche al clima di vari Paesi del centro e nord Europa (Germania, Francia, Inghilterra, Olanda), trasportate da uccelli migratori o con l’importazione di bovini infestati da zecche infette.

Come caccia e cosa comporta il morso della Hyalomma marginatum?

Diversamente dalla altre zecche le Hyalomma sono in grado di individuare l’ospite anche a nove metri di distanza e di inseguirlo per una decina di minuti alla velocità di un metro al minuto. Il loro morso è pericoloso perché trasmette il virus della Febbre emorragica di Crimea-Congo, un’infezione molto seria e potenzialmente grave, trasmissibile anche da persona a persona. Fino ad oggi non risulta segnalato in Italia alcun caso di malattia nell’uomo, ma con l’espansione delle zecche Hylaomma cresce il rischio di diffusione del virus.

Per approfondire:

clicca qui

Nel periodo delle Festività natalizie la pubblicazione delle news è temporaneamente sospesa.

Riprenderà con la consueta cadenza settimanale da lunedì 11 gennaio 2021.
Buone Feste a tutti!

Mentre si sta definendo il piano delle vaccinazioni anti Covid-19 è utile ricordare che questo è anche il periodo migliore per vaccinarsi contro la Tbe, la pericolosa meningoencefalite da zecche.

Il vaccino è consigliato soprattutto a coloro che vivono o lavorano nei territori dove la malattia è endemica (territori del Nord-Est italiano) e sono esposti a possibili morsi di zecca durante le attività svolte all’aperto.

Perché vaccinarsi d’inverno

Il ciclo vaccinale completo prevede la somministrazione di tre dosi per via intramuscolare, con un intervallo di 1-3 mesi tra le prime due dosi e di 9-12 mesi tra la seconda e la terza dose. Per essere protetti già all’inizio dell’attività stagionale delle zecche, che avviene in primavera, sono sufficienti le prime due dosi. È quindi utile che esse siano somministrate nei mesi invernali. La protezione conferita dall’intero ciclo vaccinale è di almeno 3 anni. In seguito sono raccomandati richiami.

Esiste anche una formulazione pediatrica riservata ai bambini da 1 a 15 anni.

Gli effetti collaterali

Il vaccino si è dimostrato sicuro, efficace e di norma ben tollerato. Può tuttavia causare alcuni effetti indesiderati, come:

– dolore transitorio nella sede dell’iniezione

– cefalea, nausea, malessere e dolori muscolari

– molto raramente manifestazioni allergiche.

La vaccinazione va rinviata in caso di malattia e febbre.

In Friuli Venezia Giulia la vaccinazione anti-TBE è gratuita dal 1 gennaio 2013. Più recentemente altre regioni, come il Veneto, ne hanno seguito l’esempio.

Per approfondire

Oltre a trasmettere batteri, virus e altri agenti infettivi i morsi di zecca possono anche causare l’allergia alla carne rossa, provocando una sensibilizzazione nei confronti di una sostanza, l’alfa-gal, presente nelle carni di manzo, vitello, bue, maiale, agnello, capra, bufalo e cavallo.

Quando una persona sensibilizzata dalla zecca si alimenta con carni (ma anche latticini e cibi a base di proteine di origine animale) che contengono alfa-gal si scatena una reazione allergica con la comparsa di prurito, orticaria, problemi gastrointestinali, talora seguiti da gonfiore al viso e, nei casi più gravi, anafilassi.

Difficile da individuare

A differenza delle comuni allergie alimentari le manifestazioni non sono immediate, ma si presentano a distanza di 4-6 ore dal pasto di carne. Questa particolarità, unita al non facile collegamento fra reazione allergica e morso di zecca, complica spesso la diagnosi, rendendo difficile individuare la reale causa dei sintomi.

Una buona notizia

Generalmente l’allergia all’alfa-gal persiste per un periodo limitato di tempo e tende a scomparire nell’arco di un paio d’anni se non si subiscono nuovi morsi di zecca. Una volta diagnosticata è necessario escludere dalla dieta le carni rosse, limitando fortemente anche i latticini e tutti gli alimenti che contengono proteine animali. Per guarire resta tuttavia prioritario evitare ulteriori punture di zecca.

Pubblicato il: Settembre 20, 2021

Tbe, gli effetti a lungo termine

Pubblicato il: Settembre 13, 2021

A proposito di calabroni…

Pubblicato il: Agosto 30, 2021

Virus del Nilo, le cose da sapere

Pubblicato il: Agosto 13, 2021

Topi, zecche e virus

Pubblicato il: Agosto 13, 2021

Buon Ferragosto!

Pubblicato il: Agosto 9, 2021

Lyme: Stati Uniti vs Europa

Pubblicato il: Agosto 2, 2021

Lyme. Dagli USA fiducia nei vaccini anti Covid

Pubblicato il: Luglio 26, 2021

Tbe. A Belluno boom di vaccinazioni

Showing 241 - 248 Of 308First 1 29 30 31 32 33 39 Last