Un webinar farà il punto sugli aspetti clinici, diagnostici e terapeutici della malattia di Lyme, l’infezione più diffusa dal morso di zecca e in continua crescita nonostante la pandemia.

L’evento, che si terrà venerdì 20 e sabato 21 novembre 2020 esclusivamente in modalità online, è promosso dall’Associazione Lyme Italia e coinfezioni, in collaborazione con il GISLM (Gruppo Italiano per lo studio della malattia di Lyme) e ha come tema: LA MALATTIA DI LYME: UNA ZOONOSI EMERGENTE anche in tempo covid-19.

Il seminario, organizzato in forma interattiva, prevede una serie di approfondimenti sulle manifestazioni dermatologiche, articolari, neurologiche e cardiache dell’infezione e sulle sfide che l’aumento dei casi pone in campo diagnostico soprattutto dopo il riacutizzarsi delle infezioni da Corovavirus.

In programma anche focus specifici dedicati alle certezze della terapia, al tema delle coinfezioni e all’analisi di casi clinici in età pediatrica. Una sezione inoltre sarà dedicata all’ecologia delle zecche e alle ricadute in campo veterinario.

Le relazioni e i contributi degli esperti saranno disponibili in questo sito.

Gli studi disponibili sulla malattia di Lyme in gravidanza indicano che effetti avversi per il nascituro sono piuttosto rari, pur documentando la trasmissione materno-fetale della Borrelia, il battere responsabile dell’infezione.

Se la malattia si sviluppa durante la gestazione è consigliato trattarla con antibiotici appropriati e sicuri per l’uso in gravidanza, abbandonando l’approccio attendista (“guardare e aspettare”) per timore di effetti collaterali. Eventuali eccezioni possono derivare da particolari condizioni, valutate caso per caso.

Le ricerche esistenti, anche se limitate, attestano che la maggior parte delle donne in attesa, curate per malattia di Lyme all’esordio (eritema migrante), hanno avuto il parto a termine, con neonati sani e dal normale sviluppo psicomotorio successivo.

Qualora la malattia sia avvenuta prima del concepimento e sia stata adeguatamente curata non risulta in grado di provocare complicazioni o conseguenze né per la madre, né per il bambino.

Il 20 e 21 novembre 2020 si terrà l’8° congresso nazionale sulla Malattia di Lyme, promosso congiuntamente dal Gruppo Italiano per lo Studio della Malattia di Lyme (GISLM) e dall’Associazione Lyme Italia e coinfezioni. Per la prima volta l’appuntamento si svolgerà in forma interattiva su internet, invece che dal vivo, e avrà come tema l’aggiornamento scientifico sulla borreliosi, che si sta sempre più confermando una infezione emergente sia a livello mondiale, sia nel territorio nazionale.

L’evento coinvolgerà specialisti, medici di base e medici ospedalieri, veterinari e operatori della sanità, ponendo l’attenzione sulle molteplici manifestazioni della Malattia (a livello dermatologico, articolare, neurologico e cardiaco) e sulle sfide che l’incremento di casi pone in campo diagnostico e terapeutico.

Le relazioni svolte dagli esperti durante il congresso saranno pubblicate online e liberamente rese disponibili alla consultazione.

Le zampe zebrate hanno fatto pensare a una nuova specie di zecca, di origine tropicale, da poco comparsa in Italia. In realtà si tratta di “Hyalomma marginatum”, un tipo di zecca endemico nei paesi mediterranei e la cui presenza in Italia è conosciuta da tempo.

La novità è che questa specie ha recentemente iniziato a spostarsi verso il Nord Europa, diffondendosi in Francia, Germania, Svizzera, Paesi Bassi e Austria attraverso gli uccelli migratori.

I suoi ospiti preferiti sono i grandi mammiferi (tra cui buoi e cavalli), ma occasionalmente può colpire anche l’uomo.

Cosa può trasmettere?

È responsabile della Febbre emorragica Crimea-Congo, una malattia virale grave. Oltre che dal morso di zecca, il contagio può avvenire sia mediante il contatto con tessuti, sangue o altri fluidi corporei provenienti da animali infetti, sia da persona a persona. Il Centro Europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) riportano che la malattia ha una incidenza piuttosto bassa nell’uomo (nessun caso risulta segnalato in Italia) e una maggiore diffusione tra gli animali.

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(fonte immagine: Le Monde)

A livello scientifico non esiste la definizione di malattia di Lyme cronica.

È tuttavia vero che, in una piccola percentuale di casi, i sintomi possono persistere anche dopo il trattamento con antibiotici, lasciando una lunga scia di disturbi (affaticamento marcato, maggior sensibilità al dolore, disturbi del sonno, confusione mentale e difficoltà cognitive), la cui durata può protrarsi a lungo nel tempo.

Per definire questa complessa situazione clinica è stata coniata l’espressione di “sindrome post-trattamento della malattia di Lyme” (Post treatment-Lyme disease syndrome – PTLDS), della quale non si conosce la causa. Alcuni studi ipotizzano che alla base dei sintomi persistenti ci sia una disfunzione immunitaria, altri che sia dovuta alla sopravvivenza del battere nell’organismo umano, altri ancora che sia la conseguenza di un trattamento tardivo.

L’esistenza delle varie ipotesi, oggi al vaglio della ricerca scientifica, conferma che la malattia di Lyme è una patologia complessa e sottolinea l’importanza del suo tempestivo riconoscimento. Se correttamente diagnosticata in fase iniziale può infatti essere curata con successo.

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L’apertura della stagione venatoria ripropone il problema delle zecche sia per i cacciatori, sia per i loro cani. Per quanto il problema sia conosciuto e difficile da risolvere, ci sono delle buone abitudini in grado ridurre le possibilità di contatto con le zecche e contenere gli effetti del loro morso.

I dieci accorgimenti utili:

  1. Equipaggiarsi con indumenti che coprono quanto più possibile il corpo, proteggendo i piedi con scarponi alti o stivali;
  2. Durante gli appostamenti evitare il contatto diretto con erba e cespugli stendendo a terra un telo protettivo;
  3. Nei territori più a rischio trattare eventualmente vestiti, equipaggiamento e pelle scoperta con repellenti, osservando scrupolosamente i tempi, le indicazioni e le avvertenze riportate sulle confezioni;
  4. Maneggiare con cautela gli animali abbattuti, potenziali (e involontari) ospiti di parassiti e agenti patogeni;
  5. Impiegare contenitori di plastica nel trasporto di carcasse in auto per impedire a eventuali zecche di disperdersi dalla preda all’interno del veicolo e poi ai suoi occupanti;
  6. Al rientro spogliarsi in un ambiente “filtro” e spazzolare gli abiti, le scarpe e gli accessori usati durante l’uscita, lavandoli a temperature alte quando possibile;
  7. Fare un bagno o una doccia e controllare con cura tutto il corpo, senza trascurare il cuoio cappelluto;
  8. Qualora si trovi una zecca sulla pelle va tolta subito e in modo corretto, disinfettando poi la zona interessata;
  9. Prendere nota del giorno in cui è avvenuta la rimozione e fare attenzione alla comparsa di sintomi nei 30-40 giorni successivi;
  10. Nell’eventualità di eruzioni cutanee, febbre, dolori o malessere simil-influenzale rivolgersi tempestivamente al proprio medico, segnalando il morso di zecca.

Buona regola è anche proteggere il proprio cane con prodotti repellenti e ispezionarlo con regolarità, riservando opportuni trattamenti anti-zecca anche a cucce, box, trasportini e ai luoghi di abituale ricovero.

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Prevenire è sempre meglio di curare e nel caso delle zecche la prevenzione gioca un ruolo importante. La regola vale anche per le escursioni in bicicletta (e soprattutto in moutain bike) quando i percorsi attraversano zone boschive e spazi naturali con erba incolta e vegetazione spontanea.

In questi ambienti sono utili alcune semplici precauzioni per limitare il contatto con le zecche e ridurre gli effetti del loro morso:

– Indossare abiti coprenti e se possibile di colore chiaro (permettono con facilità di individuare la presenza di eventuali zecche);

– Proteggere eventualmente le parti scoperte con repellenti (facendo attenzione a rispettare indicazioni e tempi segnalati sul prodotto);

– Evitare i territori più a rischio (dove è nota l’infestazione di zecche e delle malattie collegate al loro morso);

– Non sostare o sedersi in prossimità di erba e cespugli e vicino a corsi d’acqua (sono i luoghi preferiti dalle zecche);

– Ispezionarsi a intervalli regolari e controllare l’abbigliamento, le scarpe, il casco e lo zaino per intercettare la presenza di zecche (se possibile anche con l’aiuto di un compagno di escursione);

– Portare con sé un estrattore e salviette disinfettanti (per asportare in modo corretto e tempestivo le zecche presenti sulla pelle);

– Una volta rientrati esaminare gli indumenti e l’equipaggiamento (compresi casco e zaino), per accertare l’assenza di zecche (che diversamente potrebbero disperdersi in casa);

– Fare una doccia e controllare con attenzione tutto il corpo (in particolare le zone dove la sudorazione è maggiore, l’area intorno alle orecchie, i capelli).

Qualora ci sia una zecca sulla pelle:

– bisogna toglierla subito e disinfettare la parte interessata;

– annotare la data dell’estrazione;

– ricorrere con tempestività al medico se compaiono arrossamenti cutanei, febbre, dolori o malessere simil-influenzale nei 30-40 giorni successivi.

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Le zecche sono un’insidia anche per gli animali da compagnia, in particolare per i cani che fanno vita all’aperto e che, proprio come l’uomo, possono venire contagiati dal morso e sviluppare malattie pericolose e talora gravi.

Per difendere la loro salute è importante utilizzare un antiparassitario (spray, spot on, collare, compresse masticabili) e ispezionarli con regolarità (soprattutto dopo essere stati in ambienti a rischio). Nel caso si trovi una zecca, occorre rimuoverla subito.
Il controllo regolare del cane è fondamentale anche per preservare l’ambiente domestico dall’introduzione (involontaria) di parassiti nocivi che potrebbero aggredire anche quanti ci abitano.

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Le zecche possono diventare il «rovescio della medaglia» di un buon raccolto di funghi, soprattutto quando si esplorano zone umide e ombreggiate, ricche di sottobosco, erba e cespugli.

Per ridurre il rischio di subire il loro morso bastano tre semplici mosse:

prevenire: disporsi all’escursione con un abbigliamento (preferibilmente di colore chiaro) in grado di coprire quanto più possibile il corpo, proteggendo le mani con guanti e i piedi con scarpe alte, chiuse alle caviglie. È inoltre possibile utilizzare la protezione chimica, osservando scrupolosamente le indicazioni riportate sul prodotto;

controllare: al rientro spazzolare (all’aperto) e possibilmente lavare (alla temperatura più alta possibile) gli indumenti usati e l’eventuale equipaggiamento; fare un bagno o una doccia e ispezionare con cura tutto il corpo per individuare la presenza di eventuali zecche;

agire: qualora si noti un puntino scuro e in rilievo sulla pelle è probabilmente una zecca che va tolta il prima possibile! Prendere nota della data e nel caso di eruzione cutanea, febbre e/o malessere generale nei successivi 30-40 giorni, consultare subito il medico.

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