Anche per la redazione di morsodizecca.it è arrivato il momento di una pausa per ricaricare le energie.
Dal 17 al 24 agosto non verranno pubblicati nuovi articoli o approfondimenti, ma tutte le notizie, le guide pratiche e le informazioni sulla malattia di Lyme, sulla gestione dei morsi di zecca e sulle buone regole di prevenzione resteranno sempre disponibili e consultabili liberamente.
La pubblicazione delle news riprenderà regolarmente lunedì 31 agosto.
Vacanze sì, ma non abbassiamo la guardia
L’estate è sinonimo di relax, viaggi e attività all’aria aperta. Tuttavia è bene ricordare che le zecche non vanno in vacanza, ma restano attive anche nella stagione calda.
Escursioni nei boschi, passeggiate nei prati o semplici soste nei parchi cittadini possono aumentare la possibilità di entrare in contatto con loro ed espongono al rischio di un possibile morso. Per questo motivo, anche durante le ferie, è importante adottare alcune semplici ma efficaci misure di prevenzione.
Prevenzione: 5 consigli pratici
- Scegliere l’abbigliamento giusto
Durante le attività all’aperto, soprattutto a contatto con la natura, è consigliabile indossare abiti che coprono il più possibile il corpo, preferibilmente di colore chiaro, per individuare più facilmente la presenza di eventuali zecche.
- Utilizzare repellenti specifici
Sulle parti di pelle esposte è utile applicare repellenti a base di DEET o Icaridina, seguendo sempre le indicazioni d’uso riportate sul prodotto.
- Controllare il corpo al rientro
Dopo ogni escursione è importante ispezionare attentamente il corpo, con particolare attenzione a testa, collo e zone più soggette a sudorazione.
- Rimuovere correttamente la zecca
Se c’è una zecca sulla pelle va rimossa subito con una pinzetta a punte sottili o un apposito estrattore. È importante evitare l’uso di alcol, olio o altre sostanze. Dopo la rimozione, disinfettare la zona.
- Annotare la data del morso
Segnare il giorno della rimozione può essere utile. Se nelle settimane successive compaiono sintomi come una “macchia rossa” che tende ad allargarsi lentamente o febbre senza un motivo, è consigliabile consultare il medico.
Ci rivediamo online il 31 agosto con nuovi contenuti e aggiornamenti.
Buone vacanze, in sicurezza
Maurizio Ruscio e lo staff di morsodizecca.it
La malattia di Lyme pone diverse sfide cliniche e, nelle regioni non endemiche dove i casi sono rari, la diagnosi può risultare particolarmente complessa, soprattutto quando l’infezione si manifesta con sintomi atipici.
Lo evidenzia uno studio dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma, che descrive tre casi emblematici caratterizzati da significativi ritardi diagnostici e terapeutici.
Quando la geografia può trarre in inganno
In Italia la distribuzione della malattia di Lyme non è uniforme.
Circa l’87% dei casi si concentra nel Nord – in particolare nel Nord-Est – mentre Centro e Sud registrano percentuali molto più basse, rispettivamente intorno al 7% e al 5%.
In contesti come il Lazio, dove i casi sono sporadici, la percezione di una “bassa probabilità” può risultare fuorviante. I sintomi iniziali, infatti, possono essere attribuiti a patologie più comuni, con il rischio di ritardare la diagnosi e l’avvio della terapia corretta.
I tre casi dell’Istituto Spallanzani
Gli infettivologi dello Spallanzani descrivono tre pazienti che hanno contratto l’infezione durante viaggi all’estero o in contesti a rischio, ricevendo la diagnosi nel Lazio con ritardi compresi tra 3 e 6 mesi:

In tutti e tre i casi, la terapia antibiotica adeguata ha portato alla guarigione, ma solo dopo un percorso diagnostico tardivo.
Perché la diagnosi è arrivata in ritardo
La gestione iniziale dei pazienti si è basata su:
- utilizzo di corticosteroidi o antibiotici non adeguati
- errata interpretazione della temporanea attenuazione dei sintomi
- mancata correlazione tra sintomi e viaggi in aree endemiche.
Questi fattori hanno contribuito a mascherare il quadro clinico, ritardando il riconoscimento dell’infezione e l’avvio della terapia appropriata.
Una malattia difficile da riconoscere
La malattia di Lyme è spesso definita “la grande simulatrice” per la varietà delle sue manifestazioni. Nelle aree non endemiche, questo aspetto diventa ancora più critico perché:
- l’eritema migrante non sempre presenta il classico aspetto “a bersaglio”
- molti pazienti non ricordano il morso di zecca
- sintomi generici come febbre lieve, dolori muscolari o articolari e stanchezza possono essere facilmente confusi con sindromi stagionali.
A complicare il quadro vi sono anche i test sierologici, che possono risultare negativi nelle prime 4 settimane dall’infezione. Per questo motivo, le linee guida sottolineano che un test negativo eseguito troppo precocemente non esclude la malattia in presenza di sintomi suggestivi.
Mobilità e cambiamenti ambientali: un rischio in evoluzione
Lo studio evidenzia un aspetto sempre più rilevante: la distinzione tra aree endemiche e non endemiche oggi è meno netta.
Viaggi, mobilità e cambiamenti climatici stanno modificando la distribuzione delle zecche e degli agenti infettivi. Una persona può contrarre l’infezione in un Paese diverso da quello di residenza e sviluppare i sintomi al rientro, rendendo più difficile collegare l’esposizione al rischio.
Informazione e consapevolezza: la vera prevenzione
Nei territori non endemici, la divulgazione delle conoscenze rappresenta uno strumento fondamentale per ridurre i ritardi diagnostici.
Alcuni comportamenti possono fare la differenza:
- segnalare sempre al medico viaggi recenti o attività all’aperto
- osservare l’evoluzione di eventuali lesioni cutanee, in particolare l’aumento progressivo del loro diametro
- evitare l’automedicazione, soprattutto con farmaci a base di cortisone
- eseguire gli esami di laboratorio solo su indicazione medica e nei tempi appropriati.
Un messaggio chiaro
I casi analizzati dallo Spallanzani dimostrano che l’assenza di endemicità locale non equivale all’assenza di rischio.
In un contesto sempre più interconnesso, riconoscere precocemente la malattia di Lyme richiede attenzione, informazione e dialogo tra paziente e medico. Solo così è possibile ridurre i ritardi e garantire un trattamento tempestivo ed efficace.
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Le segnalazioni di zecche sono in aumento e indicano una diffusione sempre più evidente nel territorio. A contribuire al monitoraggio è ZeccApp, la prima applicazione italiana di citizen science sviluppata dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.
Disponibile gratuitamente per dispositivi Apple e Android, l’app consente ai cittadini di inviare segnalazioni geolocalizzate direttamente dal proprio smartphone e di consultare una mappa aggiornata sulla presenza di zecche a livello locale e nazionale.
Cosa mostrano i dati
Dal lancio, avvenuto il 23 aprile 2026, ZeccApp ha raccolto centinaia di segnalazioni, concentrate soprattutto in Trentino. Le aree interessate coprono gran parte della provincia: da Cavalese a Canazei, dalla Valle dell’Adige alla Valle di Non, fino alla Valle dei Laghi, Rovereto e Lago di Garda.
Le segnalazioni riguardano prevalentemente ambienti naturali ed escursionistici come boschi, vallate, parchi e aree lacustri.
Tra le zone dove la concentrazione di zecche sembra maggiore vi sono:
- Vezzano (17 segnalazioni)
- Civezzano (10 segnalazioni)
- Stenico e Coredo (12 segnalazioni complessivi)
- Laghi di Levico e Caldonazzo (diverse segnalazioni)
- Cavalese e Moena (circa 20 segnalazioni)
- Primiero (circa 20 segnalazioni).
I numeri rappresentano solo la “punta dell’iceberg”, poiché non tutti gli avvistamenti o i morsi di zecca vengono segnalati.
Il ruolo della citizen science
ZeccApp permette ai cittadini di migliorare la conoscenza del territorio partecipando attivamente alla raccolta dei dati.
Ogni segnalazione include informazioni su data, luogo e contesto (bosco, prato, parco, giardino), oltre a una fotografia delle zecche individuate nell’ambiente naturale, sulla propria pelle o su un animale da compagnia. Tutti i dati sono verificati da esperti della Fondazione Mach e inseriti in una mappa interattiva, disponibile tramite l’app.
Questo sistema garantisce l’affidabilità delle informazioni e consente di trasformare le segnalazioni individuali in uno strumento di sorveglianza ambientale.
Come vengono comunicati i rischi
L’applicazione utilizza un approccio visivo basato sulla mappa.
Ogni segnalazione rappresenta un punto in cui una zecca è stata osservata. Quando questi punti si concentrano in una determinata area, l’utente percepisce immediatamente un aumento della presenza e quindi del livello di attenzione da tenere.
Non viene indicato “qui c’è rischio di malattia”, ma “qui ci sono zecche”: una comunicazione semplice, immediata e basata su dati reali, che rende il rischio concreto e localizzato.
Quali sono i rischi: Lyme, TBE e altre infezioni
La presenza di zecche non deve allarmare, ma invita a una consapevole informazione sanitaria.
Conoscere i sintomi a cui fare attenzione dopo un morso o un’escursione permette infatti di individuare precocemente possibili infezioni. Le due più diffuse sono:
la Malattia di Lyme (Borreliosi)
Il morso di una zecca può nascondere anche altre insidie, ma sono sostanzialmente due i segnali da non sottovalutare:
- la comparsa di arrossamenti della pelle che tendono a ingrandirsi lentamente
- la presentazione di febbre senza un evidente motivo.
ZeccApp può rivelarsi uno strumento efficace per aumentare l’attenzione attraverso un elemento chiave: la presenza di zecche sul territorio.
Come funziona ZeccApp
L’utilizzo dell’applicazione è semplice e intuitivo:
- Segnalazione: si scatta e si invia una foto della zecca
- Localizzazione: la posizione viene registrata automaticamente, con possibilità di aggiungere dettagli sul luogo e sull’attività svolta
- Validazione: gli esperti verificano la segnalazione e la inseriscono poi nella mappa.

Perché utilizzare l’app
ZeccApp rappresenta uno strumento utile sia per i cittadini sia per la comunità scientifica. Tra i principali vantaggi:
- comunicazione semplice e veloce
- supporto alla raccolta di dati territoriali
- accesso a informazioni aggiornate e affidabili
- consigli pratici di prevenzione.
Il sistema integra il contributo dei cittadini con la validazione scientifica, migliorando la conoscenza sulla diffusione delle zecche e, implicitamente, sulle insidie che ne derivano per la salute.
Informazioni semplici orientate alla prevenzione
I contenuti informativi presenti nell’app sono essenziali e pratici ed hanno lo scopo di ridurre al minimo il rischio di contatto con le zecche durante le uscite all’aperto.
I consigli di prevenzione suggeriscono di:
- indossare abiti chiari e coprenti durante le attività
- utilizzare repellenti specifici (seguendo le istruzioni riportate sul prodotto)
- ispezionare accuratamente il corpo al rientro.
L’app, inoltre, indica come rimuovere una zecca dalla pelle e raccomanda di osservare la zona per almeno 30 giorni.
Più segnalazioni, più consapevolezza
Più aumentano le segnalazioni, più diventa possibile ottenere una fotografia realistica dei rischi legati alla presenza di zecche nei diversi contesti territoriali.
Utilizzare ZeccApp significa contribuire in modo concreto al monitoraggio e, allo stesso tempo, aumentare la consapevolezza: dove ci sono le zecche è importante sapere come proteggersi, per ridurre l’esposizione a punture e infezioni e tutelare la propria salute.
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Un monitoraggio scientifico condotto dall’Università di Bologna e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Emilia-Romagna offre un quadro puntuale sulla presenza di zecche e sulla circolazione della Borrelia burgdorferi, il batterio responsabile della malattia di Lyme, nel territorio bolognese.
Lo studio fornisce per la prima volta una mappatura locale e stagionale che aiuta a comprendere dove e quando il rischio è maggiore, senza creare allarmismi ma promuovendo una corretta informazione.
Le aree oggetto di indagine
I ricercatori hanno monitorato 24 siti nel territorio di Bologna da febbraio a novembre 2024, analizzando un totale di 887 zecche. I campionamenti hanno interessato diversi ambienti, classificati in base al livello di “naturalità” e disturbo antropico: dagli orti scolastici e parchi pubblici urbani (aree ad alto disturbo) fino alle riserve naturali e zone boschive collinari (aree a minimo disturbo).
I risultati hanno rivelato che la stragrande maggioranza delle zecche raccolte appartiene alla specie Ixodes ricinus (91%), nota comunemente come zecca dei boschi.
Le densità più elevate, come prevedibile, hanno interessato le aree protette ricche di fauna selvatica. In particolare il Parco Storico di Montesole ha mostrato il valore più alto con 253 zecche per 100 m², seguito da altre aree verdi molto frequentate come:
– il Contrafforte Pliocenico: 66 zecche/100 m²,
– il Parco di Villa Ghigi: 64 zecche/100 m²,
– il Parco di Monte Paderno: 56 zecche/100 m²,
– il Parco dei Gessi: 46 zecche/100 m².
Zecche e stagionalità: quando prestare più attenzione
Le analisi molecolari hanno accertato la presenza del batterio Borrelia burgdorferi nel 10% delle ninfe (zecche allo stadio giovanile) e nell’8% degli esemplari adulti.
Sulla base di questi dati i ricercatori hanno sottolineato che il rischio di subire un morso di zecca non è uniforme durante l’anno, ma varia in modo significativo in relazione al ciclo vitale dei parassiti:
- Primavera: aumento della presenza e dell’attività delle ninfe, anche in aree periurbane
- Estate e autunno: maggiore attività delle zecche adulte
- Inverno: attività ridotta per le condizioni climatiche sfavorevoli.
Le stagioni in cui il rischio di punture risulta più elevato sono la primavera e l’autunno, anche se non si possono escludere gli altri periodi dell’anno.
Non basta la diffusione, conta il comportamento
Per i ricercatori la presenza di zecche, anche in densità elevate, non implica automaticamente un alto numero di casi di malattia.
Il rischio, infatti, dipende anche da altri fattori:
- l’elevata frequentazione di spazi all’aperto e ambienti naturali
- la conoscenza delle misure di protezione
- i comportamenti individuali (abbigliamento, prevenzione).
Lo studio sottolinea che l’esposizione a possibili punture infettanti è fortemente influenzata dalle abitudini personali e dalle precauzioni messe in atto.
Un approccio “One Health”
I ricercatori segnalano inoltre l’importanza di un approccio integrato, che tenga conto dell’interazione tra:
- ambiente
- fauna selvatica
- attività umane.
La diffusione delle zecche e dei patogeni è infatti legata a dinamiche ecologiche complesse, come biodiversità, uso del suolo e condizioni climatiche.
Per questo motivo, le strategie più efficaci includono:
- il monitoraggio continuo del territorio
- la gestione degli habitat
- l’informazione e sensibilizzazione dei cittadini che frequentano spazi all’aperto, ambienti naturali e soprattutto parchi e sentieri collinari.
Informazione e consapevolezza: la chiave della prevenzione
La presenza di zecche nel territorio bolognese è un fenomeno naturale, legato agli ecosistemi locali. I dati disponibili aiutano a comprenderne meglio la distribuzione e i periodi di maggiore attività, offrendo strumenti utili per una frequentazione consapevole degli spazi verdi.
Informarsi è il primo passo per convivere in sicurezza con le zecche e ridurre i rischi per la salute, compreso il rischio di contrarre la malattia di Lyme.
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Fonte immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/File:Panoramica_da_Villa_Ghigi_sul_centro_storico_di_Bologna.jpg
Lontano dai riflettori c’è una realtà molto diversa.
Bella Hadid torna a raccontare la sua lotta contro la malattia di Lyme, la patologia con cui convive dal 2012 e che, ancora oggi, segna profondamente la sua vita.
Il racconto senza filtri sui social
Attraverso una lunga serie di Instagram Stories, la modella ha deciso di condividere un momento particolarmente difficile, lasciandosi andare a uno sfogo intenso e senza filtri. Dietro una carriera fatta di sfilate, servizi fotografici e successi, Hadid mostra il lato più fragile della sua esistenza: i sintomi debilitanti della malattia.
Stanchezza estrema, dolori diffusi, difficoltà respiratorie e una forte “nebbia mentale” – spiega – possono trasformare anche le azioni più semplici, come fare una passeggiata o concentrarsi, in ostacoli quasi insormontabili.
Sintomi invisibili, impatto reale
La testimonianza segnala un aspetto poco conosciuto: la malattia di Lyme persistente è imprevedibile e, proprio per questo, difficile da gestire.
Nei momenti peggiori Bella racconta che “anche i gesti della quotidianità diventano una prova. Ha scherzato sul fatto di non avere “nemmeno un neurone funzionante” e che fare la doccia senza svenire, è già un traguardo enorme”.
Sottolinea ancora un aspetto cruciale: anche seguendo trattamenti e protocolli terapeutici adeguati, le riacutizzazioni possono insorgere all’improvviso. La difficoltà di mantenere una stabilità nel tempo e l’imprevedibilità dei sintomi trasformano la malattia in una presenza costante, che condiziona ogni aspetto della vita quotidiana e mette alla prova anche l’impegno lavorativo.
Risvolto psicologico e qualità della vita
Accanto alla componente fisica, la top model sottolinea il peso psicologico della Lyme: “Combatti. Finalmente hai qualche giorno buono. Pensi di aver trovato il protocollo giusto, la routine giusta, il trattamento giusto, poi arriva una ricaduta e all’improvviso niente sembra più certo”.
Il racconto evidenzia l’impatto delle riacutizzazioni, spesso associate ad ansia, frustrazione, senso di isolamento. Aspetti che sono parte integrante della malattia, contribuendo a delineare un quadro complesso che richiede un approccio non solo medico ma anche psicologico.
Un messaggio di speranza
Nonostante le difficoltà, Bella Hadid lascia su Instagram un messaggio finale carico di fiducia.
La modella invita chi vive situazioni simili a non arrendersi, ricordando che anche nei momenti più bui esiste una possibilità di risalita. E scrive: “ogni avversità ci lascia una lezione, una compassione più profonda o una forza che non sapevamo di avere”.
Le sue parole colpiscono per autenticità e determinazione: riconoscere la complessità della malattia e la non linearità del percorso di recupero rappresentano un passaggio fondamentale per affrontare i sintomi di lungo periodo in modo consapevole e per continuare a cercare un equilibrio, anche quando sembra impossibile.
Un contributo alla consapevolezza
Scegliendo di rendere pubblica la sua esperienza, la top model ha voluto riportare l’attenzione sulle manifestazioni spesso “invisibili” della malattia di Lyme e sull’importanza di una diagnosi tempestiva.
Una presa di posizione condivisa anche da altri personaggi del mondo dello spettacolo con la stessa patologia, come:
- Justin Bieber, che ha reso nota la diagnosi nel 2020 dopo un lungo periodo di sintomi non riconosciuti
- Avril Lavigne, costretta a interrompere la carriera per mesi
- Ben Stiller, guarito grazie alla diagnosi precoce
- Kelly Osbourne, che ha convissuto a lungo con sequele persistenti
- Alec Baldwin, che ha descritto episodi ricorrenti di Lyme.
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Fonte immagine Wikimedia Commons (autore Gabriel Hutchinson)
Una passeggiata in montagna, il morso di una zecca e poi ricovero in terapia intensiva.
È il caso che sta facendo discutere, in queste ore, nel Bellunese. Protagonista un allenatore di basket finito in coma a causa della TBE (encefalite da zecca). L’uomo, molto conosciuto anche nel Trevigiano per la sua attività sportiva, è stato trovato in casa agonizzante e in condizioni critiche da un familiare, che ha immediatamente allertato i soccorsi. Il ricovero d’urgenza in terapia intensiva ha confermato la diagnosi: encefalite da zecca (TBE).
Dopo giorni di coma farmacologico l’allenatore si è risvegliato e sembra aver superato la fase più critica, anche se resta in prognosi riservata e il quadro clinico continua a essere delicato.
Belluno: area ad alto rischio
Il caso dell’allenatore è il più grave e mediatico, ma non è isolato.
Dall’inizio del 2026, nel territorio dell’Usl Dolomiti si contano 10 casi di infezioni trasmesse da zecche:
- 7 casi di TBE
- 3 casi di malattia di Lyme.
Il livello di attenzione resta alto, dal momento che il picco dell’encefalite da zecche si registra proprio nei mesi estivi, in particolare a luglio.
Nel 2025 il Veneto ha rilevato 39 casi di malattia neuro-invasiva, confermando il Bellunese come territorio altamente endemico.
TBE: sintomi e conseguenze
La TBE può manifestarsi con sintomi simili all’influenza, ma in alcuni casi evolve in forme più gravi come meningite o encefalite o mielite (simil poliomielite).
Può avere serie conseguenze e causare danni, anche permanenti, al sistema nervoso, con esiti fatali nei casi più estremi. Generalmente il decorso è più benigno nei bambini e nei giovani, e diventa più severo con il progredire dell’età.
Vaccino e prevenzione: i dati sulla copertura
La prevenzione resta l’arma principale. In provincia di Belluno il vaccino contro la TBE è disponibile gratuitamente per i residenti e ha raggiunto una copertura del 22,7% della popolazione.
Il dato, seppur in crescita, presenta ancora margini di miglioramento, soprattutto:
- nell’Agordino, dove la copertura vaccinale è del 18,3%
- nel Feltrino: dove il tasso di vaccinazione è fermo al 17,1%
Gli esperti ricordano che la protezione non è immediata: l’efficacia del vaccino si sviluppa a partire dalla seconda dose.
Attenzione anche in Trentino e Alto Adige: 12 casi, numeri raddoppiati
L’allarme non riguarda solo il Bellunese. Anche in Trentino-Alto Adige i contagi sono in aumento. Dall’inizio del 2026 si registrano 12 casi complessivi di encefalite da zecca, un dato raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2025.
Solo nel mese di giugno si sono verificati 4 nuovi casi:
- 3 in Trentino
- 1 in provincia di Bolzano
Due uomini, di 60 e 73 anni, sono stati ricoverati all’ospedale Santa Chiara di Trento. Le condizioni non risultano gravi, ma uno dei due pazienti è ancora sotto osservazione.
Estate e zecche: perché il rischio aumenta
Con l’arrivo dell’estate aumenta la presenza e soprattutto l’attività delle zecche. Tra i luoghi più a rischio vi sono i boschi e gli ambienti naturali.
Per chi cammina in montagna è fondamentale adottare alcune precauzioni:
- indossare abiti protettivi durante le escursioni
- utilizzare repellenti
- restare sui sentieri ed evitare l’erba alta
- controllare attentamente il corpo al rientro.
In caso di zecca attaccata alla pelle, va rimossa rapidamente.
In montagna: consapevolezza e responsabilità
Il caso dell’allenatore bellunese dimostra quanto insidioso sia un morso di zecca e come possa trasformarsi in un rischio concreto per la salute.
In un contesto di numeri in crescita tra Veneto, Trentino e Alto Adige, informazione e prevenzione restano strumenti essenziali.
Il messaggio è semplice: non rinunciamo alla montagna, ma impariamo a viverla con responsabilità e maggiore consapevolezza.
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L’estate è iniziata con caldo estremo e umidità elevata, condizioni che mettono sotto stress l’organismo e favoriscono una maggiore presenza di insetti e parassiti, come zanzare e zecche.
Per gestire al meglio i rischi di questo periodo, il Ministero della salute ha attivato il numero gratuito di pubblica utilità 1500, disponibile dal lunedì al venerdì (9:00–17:00). Dà informazioni su come affrontare le alte temperature e gestire morsi e punture potenzialmente infettanti.
Ondate di calore: cosa sono e perché sono pericolose
Le ondate di calore si verificano quando il caldo prosegue per più giorni ed è accompagnato da:
- afa
- sole forte
- assenza di ventilazione.
In queste condizioni il corpo fatica a raffreddarsi: il sudore non evapora efficacemente e la temperatura corporea può aumentare in modo rapido, con seri danni per l’organsimo.
Effetti del caldo
Il caldo intenso può causare diversi disturbi da lievi a gravi. I più ricorrenti sono:
- Disidratazione, che di manifesta con sete, debolezza, vertigini, palpitazioni
- Crampi ed edemi alle gambe, dovuti alla perdita di sali minerali e alla vasodilatazione
- Stress da calore, con forte sudorazione, disorientamento, malessere generale, debolezza, nausea, vomito, cefalea, tachicardia e ipotensione
- Colpo di calore, un’emergenza medica che può portare a perdita di coscienza, innalzamento della temperatura corporea fino a 40-41°C in 10-15 minuti e malfunzionamento degli organi interni.
Il caldo inoltre può abbassare la pressione arteriosa e aggravare malattie preesistenti (cardiovascolari, respiratorie e metaboliche), elevando il rischio di complicazioni e ricoveri.
Zanzare e zecche: perché aumentano in estate
Caldo e umidità favoriscono anche la proliferazione di insetti e parassiti. Le punture non sono solo fastidiose, ma possono trasmettere malattie serie.
Zanzare
Possono veicolare virus come:
- Dengue
- Chikungunya
- West Nile
I sintomi da monitorare sono: febbre, mal di testa, dolori articolari, disturbi neurologici (nei casi più gravi).
Zecche
Possono trasmettere:
- Malattia di Lyme
- Encefalite da zecche (TBE)
Segnali da non ignorare sono: eritema (in particolare a forma di “occhio di bue”), febbre, sintomi simil-influenzali dopo attività all’aperto.
Un rischio combinato da conoscere
Il caldo e le punture di insetti e parassiti possono agire insieme:
- la disidratazione riduce le difese dell’organismo
- le infezioni da puntura possono evolvere in quadri clinici complessi.
Anziani, bambini e persone con patologie croniche sono le categorie più esposte.
Prevenzione: le regole fondamentali
Per proteggersi dai rischi estivi è importante agire su più fronti.
Contro il caldo
- Bere acqua frequentemente
- Evitare l’esposizione alle alte temperature
- Rinfrescare gli ambienti
Contro zecche e zanzare
- Utilizzare repellenti specifici
- Indossare abiti protettivi all’aperto
- Controllare la pelle dopo escursioni e attività
- Rimuovere il prima possibile e in modo corretto eventuali zecche.
Estate sì, ma con attenzione
Caldo intenso, umidità e proliferazione di insetti e parassiti rappresentano un rischio reale. Informarsi e adottare comportamenti adeguati è fondamentale per vivere l’estate in sicurezza.
Per approfondire:
consultare il sito del Ministero della Salute o contattare il numero gratuito 1500.
I Mondiali di calcio 2026 sono entrati nel vivo, suscitando entusiasmo, viaggi e milioni di tifosi in movimento tra Stati Uniti, Canada e Messico. Un evento globale che, oltre allo spettacolo sportivo, richiama l’attenzione degli esperti su un tema spesso trascurato: i rischi sanitari legati ai grandi eventi.
La combinazione di spostamenti continui, grandi assembramenti di persone e ambienti diversi crea infatti le condizioni ideali per la diffusione delle cosiddette malattie della folla, infezioni favorite dall’ampia mobilità geografica e dai contesti altamente affollati.
Zecche e zanzare: i rischi degli ambienti all’aperto
Molte fan zone ufficiali e aree di ritrovo sono allestite in parchi e spazi naturali, habitat perfetti per le zecche. Allo stesso tempo, il clima caldo di alcune città favorisce la proliferazione delle zanzare, compresa la zanzara tigre, vettore di malattie come dengue e chikungunya.
Chi segue gli incontri può trovarsi facilmente a passare:
- da uno stadio urbano a un’area verde
- da un evento affollato a un picnic all’aperto.
In questi contesti aumenta il rischio di punture e morsi, con possibili conseguenze sanitarie. Non è il pericolo principale, ma resta un elemento spesso (e purtroppo) sottovalutato.
Virus respiratori: la vera minaccia globale
Secondo gli epidemiologi, il pericolo maggiore riguarda i virus respiratori. Influenza, COVID-19 e virus respiratorio sinciziale (RSV) possono diffondersi rapidamente tra tifosi provenienti da tutto il mondo.
Un fattore chiave è la stagionalità opposta tra emisferi: mentre in Nord America è estate, in altri Paesi è inverno. Questo significa che molti viaggiatori potrebbero essere in fase di incubazione durante gli spostamenti e contribuire alla diffusione di malattie respiratorie negli stadi e nei luoghi affollati, facilitando la nascita di nuovi focolai.
Disturbi gastrointestinali: il ruolo del cibo
Durante grandi eventi sportivi, aumentano anche i casi di infezioni gastrointestinali, spesso legate al consumo di cibo di strada o di pasti all’aperto.
Tra i principali responsabili c’è il Norovirus, altamente contagioso. Per ridurre il rischio è fondamentale:
- lavarsi spesso le mani
- utilizzare gel disinfettanti prima di mangiare.
Morbillo: il virus più temuto
Tra tutte le infezioni il morbillo è quello che preoccupa maggiormente gli esperti. È estremamente contagioso e può rimanere nell’aria fino a due ore dopo il passaggio di una persona infetta.
In ambienti affollati come stadi e fan zone, una sola persona può contagiarne molte altre. Il rischio è amplificato dalla recrudescenza di casi registrata negli Stati Uniti e dal calo delle coperture vaccinali in alcune aree del mondo.
Come proteggersi durante i Mondiali 2026
Per vivere l’evento in sicurezza è utile adottare alcune semplici precauzioni:
- lavare spesso le mani o usare gel disinfettanti
- evitare contatti ravvicinati con persone che presentano sintomi
- usare eventualmente la mascherina nei luoghi molto affollati
- applicare repellenti contro zanzare e zecche
- verificare lo stato vaccinale prima della partenza.
Evento globale, attenzione globale
I Mondiali 2026 sono un evento storico, ma tra viaggi, natura e folle globali, il rischio sanitario non va trascurato.
Oltre agli incontri sportivi in calendario anche zecche, zanzare e varie tipologie di virus giocano una partita silenziosa, ma con conseguenze reali.
Informarsi e prevenire è il modo migliore per godersi lo spettacolo senza imprevisti.
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Indagine internazionale: attenzione alta, ma protezione incompleta
Gli italiani sono profondamente legati ai loro animali domestici, li considerano parte della famiglia e si preoccupano della loro salute. Tuttavia, quando si parla di prevenzione contro le zecche emerge un divario significativo tra consapevolezza e comportamenti concreti.
È quanto evidenzia un’indagine internazionale che ha coinvolto oltre 4.000 proprietari di pet e 582 veterinari di 15 Paesi, i cui risultati sono stati resi pubblici il 10 giugno 2026. In Italia, l’80% dei proprietari riconosce l’importanza della prevenzione, ma la stessa percentuale ammette di non praticarla in modo continuativo durante l’anno, lasciando cani e gatti esposti a zecche e malattie.
Il divario tra percezione e realtà
Uno dei dati più rilevanti riguarda il cosiddetto “perception gap”, ovvero la distanza tra veterinari e proprietari nella percezione del problema:
- il 79% dei veterinari considera le zecche un rischio costante
- solo il 7% dei proprietari ne è consapevole.
Molti proprietari continuano infatti ad associare la presenza delle zecche esclusivamente all’estate, sottovalutando i restanti periodi dell’anno.
Cambiamenti climatici e diffusione delle zecche
Il fenomeno è amplificato dai cambiamenti del clima: inverni più miti e temperature più elevate favoriscono la sopravvivenza e la diffusione delle zecche, prolungando anche la loro l’attività.
Di conseguenza la prevenzione deve evolversi: non più stagionale, ma continuativa e personalizzata in base allo stile di vita dell’animale. Il rischio infatti varia in funzione delle abitudini e dell’ambiente frequentato.
Le difficoltà dei proprietari
La ricerca evidenzia anche ostacoli pratici nella gestione dei trattamenti:
- il 45% dei proprietari non ricorda con regolarità le date delle somministrazioni
- il 33% ha dimenticato almeno un trattamento nell’ultimo anno
- il 52% segnala difficoltà nell’applicazione dei prodotti.
Questi dati evidenziano come la prevenzione non sia solo una questione di consapevolezza, ma anche di gestione pratica quotidiana.
Zecche e malattie: un rischio per animali e persone
L’indagine rivela una buona conoscenza dei rischi. Per i proprietari di animali domestici le zecche non sono solo un fastidio, ma possono trasmettere patologie anche gravi, come la malattia di Lyme e altre infezioni.
- Il 61% dei proprietari teme per la salute del proprio animale
- Il 56% è preoccupato anche per le possibili conseguenze sulla salute della famiglia.
Il ruolo del veterinario nella prevenzione delle zecche
Il veterinario resta il principale punto di riferimento per la prevenzione: il 90% dei professionisti afferma che i proprietari si affidano alle loro indicazioni.
Affidarsi a un esperto consente di:
- valutare il rischio specifico
- scegliere il trattamento più adatto
- garantire una protezione efficace nel tempo.
Come proteggere cani e gatti dalle zecche
Gli esperti indicano alcune buone pratiche per la prevenzione delle zecche negli animali domestici:
1. Controllare il mantello dopo ogni uscita
Soprattutto in aree verdi e zone erbose.
2. Prestare attenzione agli ambienti domestici
Le zecche possono annidarsi in cucce e spazi della casa dedicati ai pet.
3. Proteggere l’animale tutto l’anno
Anche nei mesi freddi il rischio resta presente.
4. Consultare il veterinario
Per una strategia preventiva e personalizzata.
5. Rispettare tempi e modalità dei trattamenti
La continuità è essenziale per l’efficacia della protezione.
Dalla consapevolezza all’azione
L’indagine evidenzia una realtà precisa: se l’attenzione e l’affetto verso gli animali domestici non è in discussione, la sfida è accompagnare la cura nei loro confronti con una protezione concreta.
La prevenzione delle zecche e di altri parassiti con un approccio continuo, informato e condiviso con il veterinario è una garanzia per la salute e il benessere di cani, gatti e famiglie.
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