Con l’arrivo dell’estate quanti frequentano le zone di montagna devono tener conto dell’elevata presenza di zecche anche a quote medio-alte ed essere consapevoli dei rischi per la salute.
La provincia di Belluno si conferma ad alto rischio Tbe (encefalite da zecche). I due casi accertati ad aprile 2024 sono lievitati a 10 nella prima metà giugno e potrebbero aumentare ancora nelle prossime settimane. Luglio infatti è il mese che tradizionalmente registra il picco più alto di malattia.
La nota rivista medica The Lancet Infectious Diseases ha pubblicato gli studi della seconda fase di sperimentazione clinica del candidato vaccino VLA-15, sviluppato da Valneva e Pfizer per prevenire la malattia di Lyme. I risultati dei test condotti su 821 volontari hanno dato prova che il VLA-15 è “sicuro, ben tollerato e in grado di suscitare robuste risposte anticorpali” contro i batteri di Lyme.
La tecnologia elettromagnetica è utilizzata da diversi anni nella medicina estetica. Uno recente studio pubblicato sul Journal of Cosmetic Dermatology presenta alcune prove della sua utilità anche nella malattia di Lyme, in particolare nel trattamento dei sintomi persistenti.
Un test sulle urine “in grado di rilevare i batteri (Borrelia) che causano la malattia di Lyme e di confermare l’infezione subito dopo il morso di zecca”. È l’innovativa tecnica a cui stanno lavorando i ricercatori dalla George Mason University, in Virginia (USA).
In Friuli Venezia Giulia desta preoccupazione la significativa presenza di “zecche giganti” o “zecche marginate” (Hyalomma marginatum), individuata sull’altopiano del Carso dai ricercatori del Museo di storia naturale di Trieste. Non è la prima volta che questi esemplari di zecche sono segnalati in Italia, ma “in passato si è trattato di ingressi indiretti, come ospiti di uccelli migratori o di animali vivi trasportati verso i macelli. In questo caso si tratterebbe invece dell'insediamento di una popolazione stabile”.
Non è chiaro perché alcune persone sviluppano la malattia di Lyme in modo lieve e altre in forma seria e persistente. La causa potrebbe trovarsi nei geni del DNA. Un gruppo di ricerca olandese ha individuato infatti una variante genetica che predispone alla malattia e ne prolunga la durata.
Nei giorni scorsi è iniziata la sperimentazione clinica sull’uomo di un nuovo potenziale antibiotico per curare la malattia di Lyme. Si tratta dell’ igromicina A, identificata nel 2021 da un team di ricerca della Northeastern University di Boston come antimicrobico eccezionalmente efficace nel distruggere il battere responsabile della malattia (Borrelia burgdorferi).
Il 4 maggio la Spagna ha comunicato un nuovo caso mortale di febbre emorragica di Crimea-Congo (CCHF). Stando alle informazioni divulgate dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) riguarda una persona che si è ammalata dopo una puntura di zecca subita durante un’escursione nella provincia di Avila.
L’aumento dei casi di malattia di Lyme non è un rischio solo gli esseri umani, ma anche per gli animali domestici e per i cani in particolare. La segnalazione viene dai veterinari del Virginia-Maryland College of Veterinary Medicine i quali riportano che “i cani sono sempre più vulnerabili a questa malattia trasmessa dalle zecche”.